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Opera: Cordovano e Cavalleria, la strana coppia

Applausi del pubblico e apprezzamenti della critica per l'accoppiata originale e vincente in scena all'Opera di Roma. Neoclassicismo e Verismo, parodia e dramma accostati e uniti nella scelta di dare grande risalto, sulla scena, agli elementi pittorici.

 
a cura di Attalea
 
Sembrano proprio non avere nulla in comune il Cordovano di Petrassi e Cavalleria Rusticana di Mascagni, i due atti unici che il Costanzi di Roma propone in coppia, contravvenendo al tradizionale binomio Cavalleria-Pagliacci.
Nata come banco di prova della propria capacità di evadere attraverso l'arte dalla triste realtà della guerra, la prima; affermazione di un più stretto rapporto tra melodramma e vita e subito assunta a manifesto del Verismo musicale, la seconda.
Diversi gli intenti e diversi i generi: brillante Il Cordovano, rielaborazione musicale di un intermezzo spagnolo, "il vecchio geloso" di Cervantes tradotto da Montale, profondamente drammatica Cavalleria, tratta da una novella di Verga.
Un punto d'unione l'ha trovato il regista Stefano Vizioli, che per i due allestimenti ha voluto una forte presenza pittorica con le scene di Gianni Dessì per il Cordovano e, per Cavalleria, un bozzetto del 49 di Guttuso ripreso dal Laboratorio dei Cerchi.

Il sipario iniziale è una grande tela gialla e tutte le scene del Cordovano sono caratterizzate da colori forti e contrasti cromatici. Lo spazio scenico è ridotto, tagliato geometricamente, l'azione è portata in avanti, i cantanti si muovono vorticosamente e i costumi stile anni '50 di Anne Marie Heinreich, ispirati a Balenciaga, rispecchiano, esaltandola, l'ironia dell'opera. Il risultato è brillante e il merito va agli interpreti Rosa Ricciotti (Lorenza) in primis, Valentina Valente (Cristina), Antonella Trevisan (Hortigosa), Giorgio Surian (Cannizares), un compare (Gianluca Zampieri), a Stefano Vizioli che ha saputo interpretare e rendere efficacemente i tempi della composizione di Petrassi, a Marcello Panni che ha sapientemente condotto lorchestra.
Ottima lidea dei sopratitoli, che consentono di apprezzare più facilmente la vivacità e leleganza del testo, e, soprattutto, di cogliere il rapporto tra parole e musica, importante per seguire appieno unopera musicalmente non facile. Con questa riuscitissima edizione del Cordovano, il Teatro dellOpera ha reso omaggio al suo amato maestro Goffredo Petrassi, a un anno dalla sua scomparsa e a centanni dalla sua nascita.

Altrettanto riuscito il secondo atto unico della strana coppia, Cavalleria Rusticana, cui la regia, sempre di Vizioli, e le scene di Varamo sul bozzetto di Guttuso, hanno dato un fascino nuovo, conferendo una maggiore forza comunicativa agli elementi umani. Già il bozzetto (realizzato da Guttuso per unaltra opera, Re Ruggiero, ma adattissimo a Cavalleria) propone una Sicilia dura e distante, arcaica, immobile.
Pochissimi elementi, per lo più ruderi e colline nere sullo sfondo, definiscono lo spazio scenico il cui riempimento, nella concezione di Vizioli, compete agli interpreti: sono loro il motore fondamentale della drammaturgia. Il regista ha impegnato protagonisti e comparse in un grande lavoro di interpretazione centrato sullinteriorità, egregiamente eseguito dalla bravissima Giovanna Casolla, interprete a tutto tondo che ha regalato al pubblico una Santuzza verissima e intensa, anima e voce. Allaltezza tutti gli altri, in particolare Nicola Martinucci nei panni di Turiddu, e poi Franco Giovine, Alfio, e Monica Minarelli, ammiccante Lola. In occasione di questa Cavalleria, il Teatro ha realizzato il restauro (a cura dellAssociazione Roma per il Teatro dellOpera di Roma e di Carlo Eleuteri) del suo organo a canne, datato 1930 e introdotto proprio sotto la supervisione di Mascagni.
 

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