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PJ Harvey - Uh Huh Her

Etichetta: Island/Universal Voto: 8
Brani Migliori: Shame Cat On The Wall
 
Lavevamo lasciata quattro anni fa con Stories From The City, Stories From The Sea, lalbum tutto newyorkese, epitaffio suo malgrado della grande mela che fu prima delle Twin Towers.

Quattro anni dopo, la cupa musa di Polly Jean torna sulla terra con un lavoro allinsegna dellessenziale. A partire dal titolo: tre parole, otto lettere. I musicisti impegnati? Solo due: la stessa Harvey ed il fido Rob Ellis alla sezione ritmica.

Essenziale la produzione, per la prima volta firmata solo PJ: un ritorno ad arrangiamenti secchi, spigolosi, acidi, spogliati ma non nudi, privi di quella lucida patina modaiola che aveva fatto storcere più di un naso allascolto dellalbum precedente. Differenza simboleggiata anche dalla filosofia che sta dietro alla copertina dei due album, tanto stilosa quella di quattro anni fa, quanto ruvida e cruda quella di oggi, con limmagine di una donna non in posa, presa di sorpresa, che non fa niente per nascondere le proprie imperfezioni.
 
The Life & Death Of Mr. Badmouth, la prima traccia, mette subito le cose in chiaro: una chitarra che dà pugni nello stomaco e parole come stilettate (Badmouth, sad mouth, you were an unhappy child. That doesnt make your lying tongue alright).
Parole damore quelle di questalbum: lamore di Shame, quello che non fa rima con dignità (Shame is the shadow of love), lamore che odia (Who the fuck?), che fugge dalla camicia di forza nuziale (The Pocket Knife), che annega nella carne dellaltro (The Letter), che crea dipendenza (The Slow Drug) o diventa un ricordo ossessionante, come nella bellissima Cat On The Wall.
Un viaggio attraverso lividi, ferite e pulsioni, scandito dalla voce di PJ che con la maturità si muove sempre più sicura su diversi registri, ora urlato, ora cantautoriale, ora sofferto, confermandosi sempre di più come la più degna erede di una Patti Smith (sentire The Desperate Kingdom Of Love per credere), che oramai di questi tempi riesce solo a ricoprire il comodo ed ampiamente meritato ruolo di monumento a se stessa.
 
Uno sputo in faccia, insomma, al solito e noioso partito del non è più quella di una volta a prescindere, che sembra da secoli impegnato a recitare un copione prestampato, con lasciato in bianco solo il nome dellartista.
 
 
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