Excite

Rokia Traorè, live alla Palma

Il concerto di una delle più belle voci dell'Africa al cospetto di un pubblico titubante prima, entusiasta poi.
Dal rigore del contesto jazz alla festa dei balli africani, fino all'acquisto di Bowmboï, l'ultimo cd di Rokia Traorè.

a cura di Zoro



Quello delLa Palma è, come già detto in passato, uno dei locali di musica dal vivo migliori di Roma, sia per location e qualità del suono che, soprattutto, per programmazione.
La Palma è un locale che nasce e si afferma come ritrovo di jazzofili stanchi di dover andare in Umbria a vedere i mostri sacri del genere o nella tana dell'Alexanderplatz a lottare per uno dei risicatissimi tavolini a disposizione.
Nella scelta degli artisti da proporre il locale sta tentando da tempo di superare i colti confini del jazz per arricchire l'offerta musicale della capitale di generi e atmosfere di più ampio respiro, dall'elettronica alla musica etnica, sempre tenendo fede ad una cifra stilistica fortemente impostata su criteri di ricercata qualità.
Detto ciò, fatta questa giusta e meritata sviolinata ad una rarità di locale, bisogna che qualcuno dell'organizzazione si preoccupi di adeguare il contesto agli spettacoli che di volta in volta si tengono su quel palco.
Mettere di fronte a Rokia Traorè, voce ancora non sufficientemente emersa (non per quello che vale almeno) della scena africana, e ai suoi musicisti file e file di sedie ordinatamente disposte come se si stesse per assistere disciplinatamente al concerto di Keith Jarrett è un errore tanto banale quanto grave.
Tuttavia, quando il concerto della cantante del Mali inizia, il pubblico non percepisce da subito il disagio potenziale.
Rokia, piccola e magra, testa rasata, sorriso ampio e grazioso, vestito etnicamente sexy ed elegante, entra in scena accompagnata solo dalla sua chitarra e dalla corista, intonando subito un pezzo intenso, straziante e di grande impatto teatrale; in un amen l'attenzione dei presenti è calamitata sul carisma della piccola cantante.
Nella mia ansia da documentazione tiro fuori la telecameretta ma un solerte ragazzotto dopo 28 di secondi di ripresa accorre a mettere la mano sul mio obiettivo. Abbozzo, rosico e ripongo lo strumento.
Intanto il concerto, pezzo dopo pezzo, si sgranchisce e prende forma per quel che era prevedibile che sarebbe diventato, una festa. Ma non subito.
Il gruppo che accompagna la cantante rende omaggio nella sua composizione, con l'unica eccezione di un basso elettrico del quale tra poco parleremo, alla più classica tradizione africana che vuole un impasto musicale fortemente caratterizzato di suoni originari, senza troppe concessioni a sound opportunamente occidentalizzati.
Due ragazzi suonano lo n'goni, chitarrine simili per forma a mandolini e per suono a kore, un percussionista si dedica per tutto il concerto al trattamente di una grande zucca percossa a colpi di pollice e di karate, con alti e bassi (nel senso dei suoni prodotti) di stupefacente livello e difficilmente pretendibili da una zucca vuota (credo si trattasse di un tamburo ad acqua ed infatti la zuccona era incastrata in un contenitore che poteva anche essere d'acqua). Fa da sfondo sul palco, leggermente sopraelevato a mo di monaco zen, un serafico balafonista che scruta la scena e con fare snob martella senza sosta sul tradizionale xilofono di zucche.
E poi il bassista.
Ora, io non posso avere nulla contro la scelta di un bassista bianco dalla capigliatura roscia nell'ensemble di una band che propone musica del Mali, ci mancherebbe. Sarebbe veramente il colmo se a fare il purista fossi proprio io che mi son trovato in passato vestito da senegalese a suonare le percussioni da unico bianco in mezzo a senegalesi, ivoriani e brasiliani.
Tuttavia non posso non rimarcare come il tipo al basso elettrico proprio non fosse in grado di assecondare con i movimenti ciò che lui stesso stava pur discretamente suonando. Insomma, ammesso e non concesso che ad un concerto anche l'occhio abbia diritto alla sua parte, il bassista roscio è stato per tutta la durata dello show un vero e proprio cazzotto nell'orbita, soprattutto quando, reso inutile il basso, si dedicava alla problematica percussione di un triangolo. Per un po' mi ha dato l'idea di essere l'unico sul palco a divertirsi veramente, in totale distonia con il resto della band che invece, pur dando tecnicamente il meglio di sè, non riusciva emotivamente a lasciarsi andare come avrebbe sperato.
Dopo un'ora di ottima musica però, Rokia non ce l'ha fatta più.
Prendendo in giro il pubblico nelle raeazioni un po' troppo maturo per i suoi gusti, la Traorè ha esplicitamente chiesto ai seduti di alzare il culo, spostare le sedie e mettersi a ballare, che altrimenti per loro la faccenda si faceva oltremodo complicata e poco divertente. E ad un concerto, se possibile, divertirsi è un'esigenza condivisibile tanto da chi suona quanto da chi ascolta.
A quel punto lo scenario è cambiato drasticamente.
Da un valido quanto asettico professionismo interpretativo si è passati rapidamente ad uno spontaneo coinvolgimento generale di tutto il locale, in una vera e propria jam session messa in atto dalla band secondo il più festoso stile africano.
Uno dei due chitarristi ha all'improvviso imbracciato un talking drum (o tamà) rivelando alla piccola percussione parlante ben altre doti che non quelle da 6 in pagella messe fin lì in mostra con la chitarrina, trascinando con una serie di frenetici assoli Rokia e la corista in danze eroticamente possedute e spettacolarmente ispirate. Tempi dispari, pari e impari rispetto a ciò che era andato in scena fino a pochi minuti prima hanno accompagnato le svisate gioiose del balafonista che scossosi dal torpore spirituale iniziale addirittura sorrideva, il tutto mentre il bassista roscio, l'unico che si divertiva anche prima, godeva orgasmante pur messo in secondo piano dall'improvviso protagonismo di tutti gli altri.
Tanta è stata l'enfasi e l'euforia collettiva dell'ultima mezz'ora suonata tutta d'un fiato che è passato quasi inosservata ai più la minirissa tra la cantante che, spalleggiata dal suo mixerista, ad un certo punto si è precipitata col sorriso stampato sul volto ma con fare tutt'altro che conciliante ad oscurare quella che sembrava essere la telecamera ufficiale, in un'ansia di censura documentativa francamente poco comprensibile (anche perchè sul sito ufficiale ci sono solo una decina di foto ufficiali e un minivideo live abbastanza miserello; altra documentazione non guasterebbe all'immagine dell'artista).
Con il pubblico in visibilio e un po' di sudore finalmente condiviso, la band ha salutato mano nella mano, come si fa a teatro e l'acquisto all'uscita dell'ultimo cd della cantante (Bowmboï) a 15 euro è risultato per molti un gesto automatico e quasi dovuto, in omaggio ad una delle più interessanti voci dell'Africa.
Kangaba, percussioni del Mali (in francese, con foto e video)
Damon Albarn in Mali, il suo disco

musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017