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Una Dido per gli insonni

Dido - Life for rent
Etichetta: Arista - Voto: 4.5
Brano migliore: Stoned

Dido, la ragazza della porta accanto che riparte dai 12 milioni di copie vendute con "No Angel", (grazie ad Eminem e alla colonna sonora del telefilm Roswell), è diventata grande ma purtroppo non sempre crescere fa rima con maturare

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a cura di Slug

Il suo nuovo Life for rent si presenta come un vero, autentico, genuino colpo di sonno. Un polpettone duro da ingerire, figuriamoci da digerire.
Ritmi acusticamente impeccabili che però suonano come un ritornello già terribilmente risentito. Gli undici pezzi che si susseguono tra ambientazioni acustiche, orchestrali e quant'altro rendono alla lunga il prodotto piuttosto pesante, lento nel suo incedere, ripetitivo fino alla noia.
Dido è tornata alla ribalta completamente rinnovata nel look e nelle vicende private(sembra si sia accasata niente di meno che con il boss discografico Ferdie Unger-Hamilton) ma non nella musica. Quella, ahinoi, resta la stessa di sempre.
"Vietato toccare o modificare un prodotto vincente", è questo il credo di ogni etichetta che in tempi di magra si attacca a tutto pur di vendere un cd in più.
Il problema sostanziale è che qui di vincente c'è poco o nulla.
Dopo aver assaggiato una fetta di questa torta un pò amara, melensa e ripetitiva ci si accorge subito di quanto monotona, languida e poco coraggiosa sia l'artista.
Il prodotto si discosta poco o nulla dal precedente e canzoni come White Flag (che risulterà comunque il momento più riuscito del'intero lavoro), Sand in my shoes, Stoned o See You when you're 40 risultano alla fine noiose e ripetitive pur se impeccabili dal punto di vista sonoro.
La musica pop-orchestrale di Dido era basata sulle emozioni che riusciva ad esprimere attraverso il binomio ben affiatato fra note e la sua angelica voce. Ora questo intreccio è andato via via sfaldandosi e a farne le spese sono proprio le sensazioni che diminuiscono fino quasi a scomparire e a prendere la forma di questo Life for rent, un pretenzioso album da sconsigliare anche al più coraggioso e paziente dei suoi fans.
Le canzoni che compongono l'album sono il frutto di una collaborazione (già avviata per il debut album) tra Dido e il fratello Rollo dei Faithless.
I patches di Rick Nowels, già collaboratore di Madonna, si sentono e si lasciano anche ascoltare senza disturbare mai ma qui il discorso è più ampio: il problema non risiede nel sound ma nelle idee che sono poco chiare e piuttosto carenti.
Se sperate di trovare in questo prodotto un qualcosa di innovativo, lasciate stare.
In una recente intervista la cantante ha chiosato: "Il successo del primo disco mi ha regalato l'enorme opportunità di realizzare un nuovo album.
Ora posso fare la musica che voglio in totale libertà, la mia casa discografica non ha voluto interferire in alcun modo". Difficile credere alle sue parole dopo aver ascoltato questo Life for rent.

Altre informazioni
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