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Visioni d'amore all'Opera

Inebriatemi di musica. Fatemi piangere ancora lacrime d'anima. Toccate con la melodia il fondo della mia piaga.
D'Annunzio

Il teatro dell'opera è un posto da sogno.
Quando si spegne il lampadario in alto e restano accese solo le luci dei palchetti foderati di rosso, cambia l'atmosfera della tua vita e sai che per qualche ora vivrai di visioni.

Protagonista, questa volta, è Francesca da Rimini, capelli lunghissimi, biondi e ondulati, autore della 'visione' è Zandonai.  
Tutto il primo atto è un incanto di tinte pastello, lunghe chiome, braccia sottili e movenze delicate, fino al finale, da brividi, in cui Francesca vede per la prima volta Paolo.
L'incontro è magico e silenzioso, l'emozione di Francesca alla vista del bellissimo eroe a cavallo che giganteggia immobile sulla scena è raccontata solo dalla musica e dalla statuaria e sofisticata regia di Alberto Fassini.
Povera Francesca. Con l'inganno le fanno sposare il fratello di Paolo detto "il bello", Gianciotto, spaventoso incrocio tra Barbablù e Polifemo. I cognati diventano amanti e tutto si concluderà in tragedia.
"La bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: Quel giorno più non vi leggemmo avante."
Bacio romanticissimo, musica prorompente.
Ci vorrebbe nella realtà un musica come quella, almeno una volta nella vita dovrebbe suonare anche per noi, ad accompagnamento di un nostro primo bacio, altro che campane.
Scenografia imponente, firmata Marco Carosi, per un'opera wagneriana in cui si riascolta a tratti Puccini, al quale sono sensibilmente vicini i costumi, bellissimi, di Odette Nicoletti.
Gli intervalli tra gli atti sono risvegli sospesi nei corridoi del teatro, tra persone che assumono lì l'aspetto di una folla sotto incantesimo. Lentamente passo accanto a un elegante signore anziano che chiacchiera con una signorina bionda. Lui, tono commosso e accento torinese, le sta dicendo: "Pensi che la prossima Traviata che andrò a vedere sarà la mia 33° Traviata!".
Trentatre, i miei anni.
Avrei dovuto vedere la Traviata una volta l'anno dalla nascita per eguagliarlo e, Ahimé, non l'ho fatto. Quante Traviate perse... quanta gioia nelle sue parole!
Terzo e quarto atto, la fine incombe.
Gianciotto, interpretato dal baritono Silvano Carolli, che per qualità vocali spicca sul resto del cast, coglierà in fragrante i due amanti e li trafiggerà con la sua spada. L'atmosfera è grandiosamente drammatica, la figura di Gianciotto a dir poco imponente, ma per un susseguirsi di 'disguidi', al tragico si unisce il comico.
La porta della stanza in cui si trovano gli amanti, chiusa da Paolo, si riapre da sola mentre quest'ultimo si volta per riavvicinarsi a Francesca, e rende abbastanza ridicolo l'imperioso "apritemi" che Gianciotto grida poco dopo. Per non parlare della spada, che dopo il delitto il marito tradito dovrebbe spezzare sulla propria gamba in un unico, scenografico gesto finale, e che, invece, non si rompe.
Inconvenienti della diretta lirica.
Tutto molto bello, comunque, nonostante un cast non proprio eccezionale - Amarilli Nizza, nei panni di Francesca, è vocalmente all'altezza ma l'interpretazione risulta nell'insieme un po' incolore, forse per scarsa presenza scenica, forse per una non trovata sintonia con regia e scene. Lo stesso vale per Zwetan Michailov - Paolo - interpretazione piuttosto debole, non convincente.
Ma la vera nota di dolore è il pubblico, poco e prevalentemente straniero. Abbiamo un teatro bellissimo, un'ottima gestione, un calendario di tutto rispetto, artisti di grande valore e una tradizione invidiabile, e ad apprezzare tutto questo sono gli stranieri. Non tutte le opere si chiamano Bohème e non tutte le regie sono firmate Zeffirelli. Questo non è un buon motivo per disertare un teatro che offre spettacoli sicuramente diversi, alcuni noti, altri giustamente meno, ma sempre di alto livello, sotto tutti i punti di vista. Non abbandoniamolo.

In rete:
- Teatro dell'Opera di Roma
- Paolo e Francesca: la verità storica
- Paolo e Francesca secondo Dante

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