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Afghanistan, se il rock batte le bombe

  • afghanmagazine.com

'Non vedevo un concerto da tempo perché a Kandahar si combatte e ci sono i talebani, così sono venuto a Kabul per vedre questo concerto'. Erano trent'anni, forse trentacinque, che non si suonava rock a Kabul. E, più in generale, che non si teneva un concerto, di qualsivoglia genere musicale. Una vita.

Fra mille difficoltà, e in un paese ancora diviso fra missioni di pace che faticano a centrare gli obiettivi e pericolose sacche talebane, diverse band afghane - ma provenienti anche da altre parti del mondo - stanno animando il Sound Central festival di Kabul, che si tiene fino al 9 ottobre. Una situazione di assoluta normalità per buona parte del mondo occidentale ma altrettanto eccezionale nella capitale di un paese che non trova pace almeno dagli anni Settanta.

Ovviamente, nel corso del Sound Central l'alcol è totalmente vietato e a farla da padrone ai giardini Babur - il parco che circonda la tomba di Babur, il primo imperatore Mughal - della capitale afghana sono i chioschi di kebab. Dal blues all'indie rock, dall'elettronica al death metal, le tante band che stanno animando questo evento storico provengono da Australia, Uzbekistan, Kazakhstan e ovviamente Afghanistan. Unico vincolo, rispettare le preghiere pomeridiane che si tengono nelle vicine moschee, per consentire le quali i gruppi staccano per due volte gli amplificatori, passando magari in qualche piccolo locale.

Tuttavia, pur essendo quello del festival un segnale confortante, ancora oggi molti musicisti e negozi di musica in Afghanistan, soprattutto nelle aree più profonde e distanti dalla capitale, vengono insultati e attaccati per i loro stili di vita e le loro scelte, considerate troppo filoccidentali. Fra le band che sono salite sul palco del festival, che stava per saltare dopo gli ultimi attacchi terroristici dello scorso 13 settembre, i District unknown e i Kabul dreams.

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