Excite

Afterhours - Live @ Gate52 (Verona) - 25 feb '06

Un po' di amaro un bocca per l'ottimo concerto degli Afterhours visto sabato sera al Gate52 di Verona ci è rimasto a causa d'un paio di dettagli. Innanzitutto il locale che è davvero bruttino con il palco talmente basso da rendere impossibile vedere che calzoni indossassero gli Afterhours in qualsiasi posto del locale ci si trovasse. (sicuri che non si possa migliorare almeno un po'? Un peccato perché l'acustica è buona!) E poi la scelta di Afterhours di promuovere anche in Italia la versione in inglese del nuovo disco, cantando le canzoni nella lingua di Shakespeare. Cosa che ha, a dir poco, disturbato una buona fetta di pubblico.

Una spcie di stupida manifestazione di protesta in cui un nutrito numero di ragazzi scandiva (alzando il dito indice) i-ta-lia-no- i-ta-lia-no altro non ha fatto se non ottenere una sorta di altrettanto stupida reazione di Manuel Agnelli che, in poche parole, ha sbraitato (cito più o meno a memoria): Questa dell'italiano e dell'inglese è una vera minchiata sul palco facciamo quel cazzo che ci pare e se non vi piace andate pure a fare in culo esibendo un tono incazzoso e antipatico. Comprensibile, se vogliamo. Sarebbe bastato un po' più di garbo. Di fronte a scene come queste io mi avvilisco e il concerto, dopo l'episodio in questione, ha cominciato ad apparirmi un po' più teso con un rincaro della dose, poco più avanti, quando nell'annuncio di The Bed (cover di Lou Reed), Agnelli ha cercato di metterci una pezza facendo il simpatico (Abbiamo cercato di tradurla in napoletano ma era troppo difficile, sicchè ve la cantiamo in inglese)
E a proposito di Lou Reed, viene da chiederci come gli sia venuta in mente l'idea di fare, nei bis, anziché una qualsiasi delle belle canzoni che il gruppo ha scritto in quasi 20 anni di onorata carriera, una terrificante cover di Heroin dei Velvet Underground. Forse, ho pensato, è una carta che si giocano durante i concerti all'estero dove il pubblico che non conosce il repertorio di Afterhours ha bisogno di qualche evergreen sistemato ad arte.
Rimane il dubbio: perché fare in Italia lo stesso concerto che si porta all'estero? Voglio dire: era piuttosto inevitabile un'accoglienza tiepida (nel mio caso) o irritata (nel caso degli stronzetti) per le canzoni in inglese Quindi come non prevedere che noi fans avremmo di certo gradito non è per sempre o strategie o pelle o Bianca solo per citare qualcuna delle grandi assenti al posto di heroin o The bed?
Come attenuante c'è l'ingresso del nuovo (eccellente!) bassista che probabilmente ha dovuto imparare un repertorio da concerto finalizzato al tour straniero ma, anche di fronte a questo, ci si chiede cosa li abbia convinti a non limitare uno spettacolo da esportazione alle sole date fuori confine.
Il resto, tutto OK, come sempre. Manuel in grande forma malgrado un piccolo infortunio al braccio destro ("non è un gesso, è una steccatura elastica"), nuovo bassista, come già detto, ottimo, suono eccellente e acustica del locale sopraffina.
Inutile negare che gli Afterhours, proprio per la straordinaria capacità di Agnelli di scrivere le liriche, devono buona parte del loro successo proprio alle parole cantate che, in italiano e per ovvie ragioni, sono in grado di coinvolgere e entusiasmare maggiormente il pubblico. Per questo fattore, presumo siano stati pochi quelli che hanno ascoltato Ballads For Little Hyenas con aspettative estranee alla semplice curiosità e questo, probabilmente, la band farebbe bene a tenerlo presente.
Fermo restando che noi che li amiamo siamo ben contenti se la loro musica riesce a varcare i confini italiani, ci piacerebbe far loro sapere che il nostro disappunto è imparentato con la gratitudine gli dobbiamo per essere riusciti a regalarci, finalmente, dei veri e proprio inni ROCK nella semplicità della nostra lingua.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017