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Air - Pocket Simphony

Etichetta: Virgin - Voto: 5
Brano migliore: Somewhere Between Waking and Sleeping

C'è chi sostiene che gli Air siano riusciti nell’incredibile compito di rinnovare l’immagine della musica elettronica europea inventando un linguaggio nuovo per il pop. Da un certo punto di vista questo è comprensibile, viste le notevoli capacità di assimilare e restituire una moltitudine di influenze al servizio di prodotti di immediata fruibilità.
Da un altro viene da chiedersi per quanto tempo ancora il duo francese riuscirà a riciclare le sonorità del pop rivoluzionario dei Pink Floyd  cercando di convincerci della propria buona fede.

Pocket Symphony è stato realizzato in Giappone con largo uso di strumenti analogici che, anziché connotare la sonorità con nuove timbriche, ne esaltano l’origine darksideggiante proponendo per l’ennesima volta il solito disco degli Air.

Certo, se vi piacevano prima, continueranno a piacervi anche in questo nuovo capitolo. Rimane il dubbio sul reale valore di un disco (e di un gruppo) così poco incisivo.
Nigel Godrich, che già aveva spolverato con un velo di Pink Floyd i Radiohead di Ok Computer e che è stato chiamato a manovrare i cursori, riesce a giocarsi il tutto e per tutto realizzando una specie di esercizio di stile elaborando i dischi della sua gioventù. Con l’aggravante che stavolta il risultato rasenta davvero il grottesco.

Il gioco algido, ben illustrato dall’opera di copertina (che rappresenta Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel come due statue di ghiaccio), si perde in una borbottante suite inespressiva e senza sussulti degni di nota.
Un disco che si perde tra i ricami e le rifiniture.
Se l’intenzione fosse stata quella di un disco di musica lounge, potremmo quasi azzardare la sua efficacia. Ma a ben sentire, la presunzione che l’ha originato riesce solo a distrarci da un ascolto puro e semplice trasportando le nostre orecchie sui binari della noia.

Nemmeno le illustri ospitate vocali di Jarvis Cocker dei Pulp (One Hell of a Party) e Neil “Divine Comedy” Hannon (Somewhere Between Waking and Sleeping), riescono a salvarsi dal risultare sprecate tra le note di un album davvero troppo, troppo fiacco.

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