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Alex Britti, l'intervista

La prima impressione che trasmette Alex Britti è quella di essere un po' schivo e taciturno.
Ha la faccia simpatica, onesta, cordiale. Ha un fare da "romano" poltrone, tutto sorrisi e mansuetudine.
Britti, come altri suoi colleghi, all'inizio sembra stare sulle sue, poi comincia con una parlantina rapida e una loquacità senza freni.


La location della chiaccherata è quella di uno studio radiofonico di RDS.
I microfoni sono spenti. Alex apre la finestra con le sue manone lunghissime, si poggia su un piccolo scaffale e guarda fuori, perdendo lo sguardo alla ricerca di particolari.
L'intervista può cominciare.

Festa (Leggi la recensione) rappresenta una decisa sterzata rispetto al passato. Tempi dispari, suoni più ricercati, melodie meno scontate e più malinconiche. Insomma, hai approcciato il lavoro con uno stato d'animo differente. Sbaglio?

Sì, che c'è di male? Il cambiamento non è stata una scelta prevista ma il processo naturale di crescita che coinvolge ogni persona.
Non scelgo mai a priori cosa scrivere, la musica viene su da sola.
Festa è un album più maturo perchè io sono più maturo. Crescere, d'altronde, non vuol dire solo avere più capelli bianchi e rughe sul volto ma soprattutto significa provare nuove esperienze, vedere le cose sotto un'altra prospettiva. E' un processo naturale, appunto.

E poi sai che monotonia fare sempre gli stessi brani...
Infatti. Tutti noi sentiamo ad un certo punto la necessità di cambiare, di evolverci. Volevo fare un album più riflessivo e malinconico perchè così mi sento ora. Sono felicissimo del risultato.
Alla base della soddisfazione di un artista c'è la consapevolezza di poter suonare ciò che più gli piace.
Quando salgo su un palco voglio presentare alla gente la musica che piace prima di tutti a me. Solo in questo modo riesco a convincere i miei ascoltatori.

In questo cd, più che nei precedenti, viene fuori il tuo amore per il jazz e per il blues. Il tutto condito da sonorità elettroniche in pieno stile Fatboy Slim. Sei d'accordo?
Assolutamente sì. Anche nei cd precedenti si possono percepire chiaramente le mie influenze musicali. Se le persone riuscissero ad ascoltare It.Pop e La Vasca con maggior attenzione, potrebbero ritrovare alcuni giri molto interessanti e affatto "commerciali".
Il problema è che moltissima gente si ferma alla copertina del cd o al ritornello orecchiabile e non va oltre. Poi, però, compra (o scarica) le tabulature da internet e si accorge che i giri della chitarra non sono così semplici da rifare.
Il tempo va, passano le ore ha un significato alle spalle. Non è solo un brano buttato lì a caso.
It.Pop e La Vasca non sono album leggeri, scanzonati. E' tutta apparenza.
Per far capire meglio questo concetto, ti faccio un esempio semplice e calzante: hai presente una cipolla? Ecco, io parto dal cuore della cipolla per comporre i pezzi e poi, piano piano, ci costruisco intorno le sfoglie fino ad arrivare all'ultimo livello.
Molta gente, invece, guarda la cipolla in superficie, senza sfogliarla.
Come puoi giudicare senza aver veramente vissuto fino in fondo le emozioni di un brano?

Festa, il tuo ultimo singolo, è un brano malinconico, soprattutto nei testi. Come mai hai scelto un termine che invece richiama l'allegria?
Festa non è un termine positivo ma è semplicemente un termine. Punto. Assume un'accezione positiva solo se ci stai dentro, altrimenti per te è del tutto indifferente.
Una festa è divertente se ne fai parte ma se la vedi o la ascolti da lontano non ti fa nè caldo nè freddo.
Viviamo in tempi nei quali molta gente ti spaccia il termine festa per un qualcosa di bello, di entusiasmante, un qualcosa da raggiungere ad ogni costo.
In realtà non è così.
Il fittizio mondo della fiction televisiva e di tutti quei programmi superficiali di oggi deve essere considerato come tale. Serve l'intelligenza per capire che, quando spegni la tv, la realtà che hai davanti è diversa da quella che ti rifilano sul piccolo schermo.
Per assurdo ci sono persone che vedono Matrix in tv e credono che la storia sia reale.
Di questi tempi i confini fra fantasia e realtà si fanno sempre più labili. Per questo dico che la gente dovrebbe stare in guardia e tenere sempre ben acceso il cervello.
La nostra televisione è piena zeppa di film americani, di filmati nei quali vedi soldati yankee che vengono a liberarci, eroi a stelle e strisce dappertutto. Ci danno le sigarette, i chewingum, i film a noleggio e credi che loro sono i buoni, i nostri salvatori. Invece non ci stanno liberando ma colonizzando. E molti di noi non se ne rendono conto.
Non viviamo in un paese perfetto anche se molti ce lo vorrebbero far credere.
La canzone è un'invito ad accendere il cervello, a sfruttare il nostro quoziente intellettivo, a non farci fregare.

Quanto ci hai messo a scrivere quest'album?
Non mi piace calcolare il tempo che ci metto a fare le cose. Una mia canzone può nascere in un'ora, in una notte o in 10 anni.
A volte l'ispirazione arriva subito, totale. Altre volte, invece, mi viene solo un riff o un ritornello.
Io scrivo moltissimo, butto giù parole, pensieri, poesie e una valanga di musica. E' come una patologia che non ho alcuna voglia di curare.
Poi, a forza di scrivere, mi accorgo di aver terminato un diario intero e allora passo ad assemblarle e a realizzare le canzoni.
Il riff di Polvere di marmo lo scrissi 10 anni fa mentre Festa l'ho partorita in una notte, alle 5 di mattina, in un hotel di Milano, dopo un mio concerto. Avevo il ritornello che mi ronzava nel cervello. Non riuscivo a togliermelo dalla mente e così mi sono alzato e mi sono messo a registrarlo.
Una mia peculiarità è quella di comporre molto in albergo. Mi sento particolarmente ispirato mentre sono in viaggio.

Sicuramente molta gente il tuo cd anzichè comprarlo, deciderà di scaricarlo da internet gratuitamente. Tu da che parte stai nella guerra ormai senza confini fra le major e coloro che difendono i software P2P e la libera fruizione della musica sul web?
Ti dico la verità. Io scarico moltissima musica. Lo faccio perchè grazie a questo mezzo si possono conoscere un'infinità di artisti che prima erano sicuramente più difficili da raggiungere e ascoltare.
Detto ciò, se a me piace un album che scarico, poi mi sento quasi in dovere di andarlo a comprare per almeno due ragioni: la prima è che la qualità di un cd originale non può essere riprodotta e ti dà quindi la possibilità di godere appieno del prodotto, la seconda è che con l'acquisto aiuto lo stesso artista a continuare nella sua professione.
Capisco le major, per loro non è affatto un periodo felice. Tutt'altro.
Scaricare un brano in mp3 è un po' come ascoltarlo per radio. Sono tutti e due delle vetrine importanti e giuste che ti permettono si sentire ma non di ascoltare e di vivere davvero una canzone.

Dimmi qualcosa su Lungomare, il musical che stai preparando assieme a Maurizio Costanzo...
E' la storia di alcuni ragazzi di periferia che vivono ad Ostia.
E' un racconto semplice, diretto, drammatico ma con pezzi di grande comicità.
E' uno spaccato di quartiere, una storia di strada che insegna come, per capire realmente la vita nei vicoli di periferia, si debba conoscere prima di tutto le leggi che la regolano. Sono leggi non scritte, apprese nella quotidianità che devono essere rispettate senza possibilità di deroga.
Ogni ghetto, del resto, ha le sue regole.
Il soggetto lo ha scritto Maurizio, la storia è sua anche se io gli ho dato una mano in alcuni passaggi.
Un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto di dargli una mano con questa storia. Ha scelto me perchè sapeva che in passato avevo già lavorato per il teatro. L'abbiamo subito trasformata in un musical.
Il brano d'apertura "Lungomare" è quello che mi è venuto in mente per primo e da lì ho composto tutte le altre canzoni.
La cosa bella di questo musical è la sua spontaneità. E' un lavoro genuino che viene dal cuore ed è stato scritto di getto, quasi senza pensare.

Ci avete lavorato parecchio?
Questa estate io e Maurizio abbiamo preso una casa in Toscana. Ci siamo chiusi dentro a doppia mandata e abbiamo trascorso due settimane di lavoro e divertimento. Io con il mio portatile da lavoro ho tirato giù tutti i brani, lui, munito di carta e penna, ha completato i dialoghi e la storia.
E' stato un lavoro basato sulla spontaneità, mi sono basato solo sul mio istinto musicale e sul mio orecchio. Niente tabulature o fogli musicali. Solo emozioni.

Avete deciso il giorno della prima?
Sì. Il 6 dicembre al Teatro Parioli di Roma.

Allora in bocca al lupo...
Grazie. Crepi, ovviamente.

In rete:
- Leggi la recensione di Festa
- Il sito ufficiale di Alex Britti
- Il sito ufficiale della Universal Music

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