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Antonella De Grossi / Marco Siniscalco - Partenope

Brano migliore: Marruzzella
Voto: 7
Quale è il motivo che spinge musicisti , soprattutto di cultura e origine partenopea, a confrontarsi continuamente con la canzone classica napoletana? Indubbiamente ci troviamo di fronte ad un fenomeno musicale unico nel panorama italiano.
La canzone napoletana è stata il punto di confluenza della più importante tradizione operistica italiana di fine ottocento, della ritmica energetica della musica popolare meridionale e della nostaligica poesia di stile tipicamente carducciano.


a cura di Jacapo


Dunque, armonizzazione di uno stile classico, alto, con uno stile squisitamente popolano, ed in questo elemento va rintracciata l'unicità del fenomeno, che si pone come punto di partenza anche per quegli artisti, è il caso dell'esperienza innovatrice di Napoli Centrale all'inizio degli anni ottanta, che cercano di rompere il filo con la canzone classica napoletana. L'eco di "Reginalla", di "I' te vurria vasà", di "Fenesta Vascia" imbevono il sound di "Sanacore" e di "Lingo", le perle della sperimentazione elettronica e del trip pop nostrano, mentre la ritmica tipica di pezzi come "Tammammuriata nera" è la traccia sempre presente nei primi lavori dei Bisca e dei NoveNovePosse.
La musica classica che entra nei centri sociali e vivifica le idee di innovazione musicale dei musicisti napoletani, ripropenendosi con forza attraverso una rinnovata espressività.Il caso del progetto Partenope di Antonella De Grossi e di Marco Siniscalco è invece un pò diverso, in quanto ripropone il confronto con la classicità attraverso un genere diverso.
Stavolta non c'è l'energia dei centri sociali e la forza genuina di una ritmica e di una testualità popolare, ma un approccio sperimentativo più sofisticato.
Con Partenope la classicità si confronta con la complessa ritmica e armonia del jazz contemporaneo, cedendo in alcuni momenti anche ad una partitura che ricorda lo stile sincopato della bossa nova e del tango. Siniscalco, bassista talentuoso ed originale, si occupa degli arrangiamenti, puntano ad una musicalità semplice ed essenziale.
Il basso regge da solo gran parte dei pezzi attraverso una esasperazione di arpeggi ed armoniche, che permetteno alla voce della De Grossi di mettere in campo la sua straordinaria duttilità timbrica. Di altro c'è un leggero tappeto di archi che sostiene i momenti di maggiore liricità e le morbide percussioni del bravissimo Sergio Quarta. Non c'è una precisa "logica commerciale" nel progetto Partenope, ma il semplice intento di individuare attraverso la classicità nuovi spunti ed orizzonti sonori.
Il compito è arduo, ma ci sono momenti interessanti come nel caso di "Te voglio bene assaje" e di "Marruzzella" dove attraverso il dialogo voce-strumento il lirismo dei testi esprime un alto livello di evocatività. Ed è questo forse l'elemento più piacevole di tutto il lavoro, ovvero un grande rispetto che gli arraggiamenti di Siniscalco, seppure realizzati in una chiave di sperimentazione molto incisiva, riescono a mantenere nei confronti della poeticità tipica del testo della canzone classica napoletana.
Una delle pecche più evidenti è forse da rintracciare nella voce della De Grossi, che in diversi passaggi perde di passionalità a favore di una perfezione dell'esecuzione del tutto accademica.
Di certo, ai tradizionalisti o puristi della classicità le sonorità proposte da Partenope potranno risultare ostiche, ed è vero che in alcuni momenti c'è troppo "laboratorio" e si corre il rischio di allontanarsi troppo dall'ascoltatore, ma nel complesso l'idea di partenza è stata in gran parte rispettatta da Siniscalco e dalla De Grossi.

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