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Antonello Venditti rapito dagli Ufo

'Un disco grande, avrà avuto un diametro di dieci metri. Nella parte inferiore c'erano tre appendici a forma di ventosa, mentre in alto, dove era visibile una cupoletta che assomigliava a un grande bitorzolo, si notava un oblò...'. Location: una domenica mattina di primavera di un anno imprecisato, forse 1955 o giù di lì, Roma. Protagonista: il giovanissimo Antonello Venditti a cinque o sei anni che, in compagnia della mamma, passeggia ai giardini di villa Paganini. L'evento: madre e figlio s'imbattono in un Ufo.

Immagini chiare, che il cantautore romano porta da sempre nella memoria. E che di tanto in tanto rispuntano fuori, tanto da finire anche nell'autobiografia L'importante è che tu sia infelice (Mondadori 2009, 146 pagine, 16 euro). 'Sì, era un disco volante - racconta al Corriere della sera - sul fatto che fosse reale e così vicino da poterlo quasi toccare con mano, non ci sono discussioni. Chiesi varie volte alla mamma, persona razionale e positiva, se quanto avevamo visto fosse vero: mi ha sempre detto di sì'. Venditti come Taken, o quasi?

'Saranno state le 11 - continua nella spiegazione - non eravamo ancora nel cuore del parco; io e mia madre in quel momento eravamo soli. L'oggetto si manifestò: dondolante, eppure stazionario nella posizione. Rimase lì a lungo e dopo un po' liberò dei filamenti bianchi: parevano manna. Come andò via? Sparì all'improvviso. La mamma rimase impassibile e pure dopo non disse una parola. Anch'io stetti zitto, la sensazione era che tutto fosse anomalo e, al contempo... normale'.

Il cantante era piccolo, eppure quell'esperienza l'ha segnato per sempre. Ha cercato spiegazioni, si è interrogato su quella strana eppure così pacifica rivelazione. Ha trovato una prima correlazione in quella che viene raccontata come la manifestazione di una miriade di Ufo il 27 ottobre 1954 sopra lo stadio di Firenze durante la partita di calcio Fiorentina-Pistoiese (e pure quella volta discese una sostanza strana, la 'neve dei dischi volanti'), quindi riflettendo sulla convinzione personale che 'tutto viaggia tra l'esperienza visiva e quella mentale'.

Intanto, proprio come con i protagonisti della popolare miniserie statunitense, gli eventi si sono moltiplicati nel corso della sua esistenza: 'Non è stato quello l'unico caso strano della mia vita. Ho altri due episodi particolari, indimenticabili. Una volta tornavo con papà da una partita di calcio. Sarà stato il 1960, suppergiù. Erano le 17, sopra una vallata. Apparve una sfera di fuoco, un secondo sole, un sole gemello troppo distante dall'originale perché si potesse parlare di un fenomeno naturale'. L'altro episodio, invece, è datato 1982, quando Antonello era già un artista affermato: 'Erano le 3 del mattino, ero dalle parti di Lucca. Tornavo in auto verso l'hotel assieme al mio tecnico del suono. Eravamo in un bosco e cercavamo una villa bellissima che sapevamo essere vicina all'albergo. Ma non c'era verso di trovare la strada: fummo colti da una sensazione di disorientamento. Eravamo lì, a girare senza costrutto: non se ne veniva a capo. La strada, mentre la percorrevi, si formava di nuovo: prigionieri di un labirinto e del tempo'.

Da tutta questa storia, Venditti ha tratto una sua convinzione: 'Si vuole esplorare il cosmo, e in fondo è logico e legittimo, ma forse si trascura di conoscere meglio la Terra. Credo che sia percorsa da portali spazio-temporali, e certe caverne profonde lo sono: entri e vai in un'altra dimensione. Magari è una prerogativa destinata a persone che hanno una propensione alla telepatia. Mi considero tra queste: sono come gli animali, che avvertono presenze estranee. Una volta, di nuovo in un bosco, ho avuto la percezione della schifosa vicinanza del diavolo'.

'Sono più che possibilista - dice invece interrogato sull'esistenza degli alieni - sono maggiormente portato a pensare che esistano, rispetto all'idea che nell'universo si viva da soli. Paura, se incontrassi un extraterrestre? Per nulla. Peggio della morte, che cosa ci può essere? Chiunque ci aiutasse a superare le follie di oggi, sarebbe benvenuto'.

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