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Antony and The Johnsons + Charles Atlas - TURNING

"Volevo essere una chanteuse da nightclub, mi ispiravo a Isabella Rossellini in quel film di Lynch (Velluto Blu), e sognavo le luci colorate a disegnare i contorni del mio corpo". Lindiscussa personalità artistica di Antony è frutto, a sentir lui, delle sue passioni giovanili: "Ho sempre e solo cercato di imitare i miei cantanti preferiti: guardavo Top Of The Pops, impazzivo per Boy George e raccoglievo foto, articoli e recensioni di Laurie Anderson: erano i miei idoli.

Antony Hegarty nasce a Londra, passa linfanzia ad Amsterdam e ladolescenza a San Josè, in California, dove muoverà i primi passi artistici, per poi trasferirsi nella stimolante New York nella quale comincerà, giovanissimo, a scrivere canzoni.

È un cantante particolarissimo, ha una timbrica che ricorda sia Nina Simone sia Marc Almond ma con un gusto particolarmente accentuato per larte della sottrazione.

di Joyello


E in effetti, le sue canzoni non eccedono mai in orchestrazioni o arrangiamenti ridondanti e ci sorprendono, casomai, più per la scarnificazione degli arrangiamenti e la sofferta teatralità dellinterpretazione. Così comera lapproccio di Nina Simone. Ovviamente non quello di Marc Almond. The Johnsons, la band che lo accompagna, è una formazione sicuramente poco incline al rock: viola, violoncello, violino, pianoforte, basso e batteria.

I padri di Antony sono facilmente riconoscibili, nella sua musica: i Velvet Underground, Barry Manilow, Billie Holiday e Otis Redding la cui vena artistica è stata replicata da una delle più intense tracce del suo ultimo disco intitolata Fistful of Love con un breve cameo di Lou Reed.

Tra laltro è stato proprio  quello con Lou Reed, qualche anno fa, lincontro più influente nel suo cammino artistico. Dopo averlo visto in uno recital, Reed perse letteralmente la testa per la sua voce tanto da proporgli un  ingaggio di rilievo portandolo con sé in tour. Durante quelle serate Antony ha lopportunità di esibirsi in una bellissima cover di  Candy Says dei Velvet Underground (documentata nel disco dal vivo  Animal Serenade) e farsi così notare da un pubblico enorme.

Successivamente Antony riceve collaborazioni con il mondo dellarte visiva, inviti a happening un po ovunque, unapparizione nel film Animal Factory di Steve Bushemi e, ovviamente, lincontro fondamentale con David Tibet, il leader del gruppo Current 93, che gli offre nel 2000 la possibilità di incidere per la sua etichetta il primo eponimo album di Antony and the Johnsons.

Inizia così a godere della stima e del rispetto di moltissimi colleghi che fanno a gara per duettare con lui. Ha cantato nei dischi di Rufus Wainwright, Devendra Banhart, Current 93 e Coco Rosie oltreché di nuovo con Lou Reed che nellalbum  The Raven gli ha regalto la sua Perfect Day. Queste collaborazioni lo hanno portato, nel 2004, ad affrontare le registrazioni dellalbum Im a bird now, il suo dico più recente, con una consapevolezza ed una maturità degna dei grandi dello spettacolo.

La settimana scorsa Roma ha ospitato Antony nellambito del RomaEuropa Festival, accompagnato dalla sua band The Johnsons, per la prima europea dello spettacolo Turning. Con la musica del gruppo impreziosita da instant video creati in diretta  dallartista Charles Atlas con la complicità di tredici bellezze femminili. The Johnsons, in formazione arricchita, con anche una chitarra acustica, un sassofono e una fisarmonca sembrano avere raggiunto lequilibrio perfetto nel sorreggere lintensità esecutiva del cantante. Antony ha assunto un controllo strabiliante della sua voce vibrante e suggestiva- che provoca un autentico turbamento capace di raggiungere il cuore ben prima che le orecchie.

Lopera visuale di Charles Atlas non ingombra e si adagia con discrezione alla musica: tredici newyorkesi che si alternano sul palco, una per ogni canzone, e si concedono alla telecamera che le proietta su un grande schermo alle spalle del gruppo. Mentre Atlas, combinando le più moderne tecniche di manipolazione video alle più rigide elaborazioni artistiche della storica pop-art americana, crea autentici videoclip in diretta che, con misurata eleganza, vanno alla ricerca delle tematiche dellinnocenza, della metamorfosi e della trascendenza con un risultato visivo di sicuro impatto ed interesse.

A chiusura dello spettacolo, con queste modelle sui generis sul palco, Antony dedica loro una delle più belle pagine della sua discografia: You are my sister.
In sostanza con Turning, Antony si è concesso il lusso di testare in grande stile le reazioni del pubblico su alcune canzoni inedite che, con molta probabilità, costituiranno lossatura del prossimo album.



Articolo già pubblicato su
Il Riformista, Sabato 11 novembre 2006

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