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Arcade Fire - Funeral

Etichetta: Merge Records - Voto: 7
Brano migliore: Neighborhood #4 (7 Kettles), Neighborhood #1 (Tunnels)

La parola che per prima mi è venuta in mente ascoltando questo disco è stata epico. So che etimologicamente non sarebbe corretto ma avete capito cosa intendo: il suono è pomposo, esageratamente carico, orchestrale, pieno di strumenti, progressivo.

di Joyello

Riascoltandolo, poi, ci ho sentito un evidente richiamo agli U2 più rock (October, War) e questo mi ha spiazzato.
Come può una band così pomposa come gli Arcade Fire richiamarne un'altra che (negli anni citati) esibiva un'essenzialità ai limiti del punk-rock? Boh! Eppure li sento: eccoli li! Certi giri di basso sono proprio quelli del primo Clayton.
Insisto e rimetto il disco dall'inizio. Stavolta mi tornano in mente Smashing Pumpkins e penso alle magniloquenti orchestrazioni del doppio Mellon Collie Ascoltate  Neighborhood #4 (7 Kettles) ... Siamo decisamente da quelle parti.
Ma i giri di basso sono, anche sotto questa nuova luce (diciamo grunge?), di nuovo quelli del giovane Clayton In Nighborhood #2 (Laika)  invece mi pare di sentire il cantante fare il verso a John Lydon e, a giustificare una scelta così evidente, vi è un arrangiamento nella ritmica che sembra campionato dal Metal Box dei P.I.L. Bello! E bella è anche la fisarmonica che sorregge la canzone che ci disorienta piacevolmente. Originale!
Un année sans lumiere , poi, è una ballata gigiona che parte in serena tranquillità per diventare, nel finale, intensamente rock. E tornano alla mente U2 anche se, in questo caso, a venire saccheggiato è il chitarrismo isterico di The Edge. Bizzarro: detesto gli U2 ma sentirli riemergere in queste canzoni mi intenerisce e mi piace. Brutto segno: sto invecchiando!
In apertura di album c'è Neighborhood #1 (Tunnels)  che vi consiglio di tenere buona per le prossime compilation natalizie. Potrebbe diventare la White Christmas dell'Indie Rock senza che questo assuma accezione negativa. E' romantica e suadente, dolce e commovente con il pregio di non apparire o diventare mai stucchevole.
Wake Up sfoggia addirittura un coro di voci bianche a divedere due movimenti dello stesso pezzo che, partendo da una sinfonica mesta melodia, sfocia in un motivetto da musical di Bob Fosse che spiazza e diverte.
Nella traccia conclusiva, In the backseat , c'è qualcosa di Cocteau Twins e Dead Can Dance come se fossero riletti dai Tindersticks con Bjork alla voce. Non è un capolavoro di canzone ma è assolutamente comunicativa. Con una spolverata di Dark che da' un senso al titolo dell'album (il gruppo è stato colpito, durante la registrazione dei brani fra la fine del 2003 e l'inizio del 2004, da una serie di tristi accadimenti che riguardavano la morte di alcuni amici e membri delle loro famiglie.

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