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Arctic Monkeys - Favourite Worst Nightmare

Etichetta: Domino - Voto: 8
Brano migliore: Teddy Picker

Rendiamo ufficiale la notizia che gli Arctic Monkeys sono bravi.
Lo facciamo ad uso e consumo di tutti noi critici (anche non di mestiere) pronti da mesi col ditino alzato per massacrare il loro secondo disco, Favourite Worst Nightmare.

Niente da fare, amici miei, ci tocca far marcia indietro e prendere atto che le scimmie non si sono affatto adagiate sugli allori del primo album (quel “Whatever People Say..." noto anche come il disco che ha battuto ogni record di vendite durante la prima settimana di uscita) ma, al contrario, hanno lavorato moltissimo per raggiungere un sonorità modernissima e personale, furba quanto basta da saper coniugare l’esuberanza del brit-pop con i ruggiti del Rock più maturo, con una capacità di ristrutturazione che non si avvertiva dei tempi di The Smiths.

Il risultato è indubbiamente riuscito.
Un po’ perché il gruppo riesce a trasmettere all’ascoltatore il medesimo entusiasmo che è stato utilizzato per realizzare il disco, ed un po’ anche perché, una volta tanto, non ci si trova di fronte ad un prodotto che pilucca a destra e a manca ma, al contrario, porta una ventata d’aria fresca in un mondo vetusto come quello del Rock.

Quello che maggiormente viene messo in evidenza in Favourite Worst Nightmare è uno scrupoloso lavoro sulle ritmiche dove la batteria di Matt Helders e il basso del nuovo arrivato Nick O’Malley, sorreggono un lavoro formidabile fatto sulle chitarre. Il lavoro di produzione, poi, ha fatto il resto e senza esagerare in abbellimenti inutili, ha preso la strada di un suono preciso e dinamico, con qualche filtro sulle voci e certe trovate d’arrangiamento che fanno di quest’album qualcosa di veramente serio senza lasciare che l’aspetto ludico scompaia.

La forza del gruppo, oltre ad un evidente talento, è sicuramente la giovane età.
In sostanza la stessa ragione che ha chi li denigra (evidentemente a causa dell’invidia). Ma. Anche quando i testi si fanno più impegnati(vi), la caratteristica principale delle canzoni, rimane l’irrefrenabile entusiasmo giovanile in grado di contagiare anche chi proprio giovane non è più.

Il disco attacca col botto: Brianstorm, che già conoscevamo, e la stupenda Teddy Picker. Un duetto al fulmicotone che mette subito le cose in chiaro: grinta, sudore, anima e cuore! Un cuore che batte come quando ci si sveglia da un incubo. Lo stesso sarà per tutto il disco con l’eccezione, a metà strada, di una coppia di canzoni in sequenza (Fluorescent Adolescent e Only Ones Who Know) che rallentano e rinfrescano i toni generali del lavoro con un’andatura meno aggressiva. Credetemi, questo è un gruppo che resterà. Il loro album nuovo ne è la lapalissiana prova.
Tutto è al posto giusto, senza che vi sia stato messo di proposito. Ogni attimo è immediato, ogni sospiro è naturale, ogni brivido ci stupisce.
Così cantiamo e alziamo il volume, con una soddisfazione nuova e piena di splendore.

Non so dirvi se, altrettanto, quest’album rimarrà nella storia o se sarà ricordato semplicemente come la seconda interessante opera degli Arctic Monkeys.
Ciò che è indiscutibile, però, è che si tratti di una delle migliori produzioni di quest’anno. E in quanto tale vi consiglio di non lasciarvela scappare.
Nemmeno se siete i più ostinati degli scettici.

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