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Arctic Monkeys - Whatever People say I am, Thats what I am not

Etichetta: Domino - Voto: 7.5
Pezzo migliore: Mardy Bum

Quello che ci si aspettava dagli Arctic Monkeys non era molto diverso da quello che ci hanno poi alla fine offerto.
Quattro ragazzini inglesi, nemmeno un granché di musicisti, che grazie alla simpatia e alla freschezza hanno saputo conquistarsi il pubblico inglese molto prima di avere un contratto discografico.


Contratto, targato Domino, che non è tardato ad arrivare. Solita trafila: prima un paio di singoli a tastare il terreno e poi lalbum. E il terreno da I bet you look good on the dancefloor è stato tastato talmente che è diventato fango. Primo in classifica, per diverse settimane. La classifica ufficiale, mica quella indie!
Con un esordio così è inevitabile che lalbum sia tra el cose più attese della stagione e infatti, sebbene esca il 23 gennaio, Whatever People say I am, Thats what I am not ha già cominciato a scalare le classifiche a suon di prenotazioni.
Io ce lho per le mani da un paio di giorni e volevo sentirlo bene prima di scriverne. In realtà dopo la prima volta avrei potuto scrivere una recensione piuttosto simile a quella che scriverò adesso.
La loro musica è proprio indicata per questo scopo, quello dellusa e getta, nella miglior accezione del termine. Questo disco è contagioso, è fatto di pop-rock chitarroso e diretto che, malgrado unintenzione (ovviamente) adolescenziale riesce a far scuotere la testa o battere il piedino anche al più ostinato dei detrattori. The view from afternoon, in apertura, è un concentrato di punk-rock mescolato alle frenesie.
del brit pop più illustre. Niente trucchi e niente inganni: solo distorsore e cassa in quattro uniti da un divertimento e una passione che convince. Senza cercare di sorprendere nessuno o di inventare una nuova musica. E rocknroll, a volte un po punk, qui e là accenni di ska e tantissimo brit-pop. Essenziale. Quintessenziale.
Sulle stesse trame si muove il resto dellalbum. I due singoli non hanno più sorprese che però non tardano a manifestarsi in squillanti ballate mid-tempo come Riot Van o leccelente (e smithsiana) Mardy Bum oppure con potenti inni punk dai riff al fulmicotone come quelli di You probably couldnt see the light o Still take you home. Bene!
E tornato, pare, il momento del pop senza elettronica. Delle chitarre distorte al posto delle drum machines, di rozzi ragazzotti tatuati al posto di bonazze tettute.
Lo scopo è il medesimo: infarcire le classifiche e le sale da ballo e a noi non resta che dargli il benvenuto. Forse da noi in Italia è ancora troppo presto per riuscire in queste imprese ma ci piace pensare che possa accadere.
Arctic Monkeys sono gli artefici del disco di facile consumo meglio mascherato da prodotto indie del momento.
Geniale!

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