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Asaf Avidan in concerto a Roma il 10 luglio 2014: un'esperienza sensoriale ultraterrena, la recensione

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Se dovessimo mai pensare ad un artista eclettico, ad un'esperienza sensoriale differente, delicata, fuori dal comune, dopo il concerto di ieri sera a molti verrebbe in mente il nome di Asaf Avidan. Il cantante/musicista israeliano si è esibito all'Auditorium Parco della Musica di Roma in un one man show dai sapori musicali coinvolgenti ed ultraterreni.

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Avidan ha portato nella capitale l'ultimo lavoro (il primo da solista) “Different pulses” in una versione acustica da accapponare la pelle. Stiloso, magro, in forma, Avidan si è presentato sul palco solo, circondato da una serie di attrezzi del mestiere: ha riprodotto con solo due mani e una voce: batteria, violini, sax, arpa, chitarra acustica ed elettronica, maracas, armonica. Ha introdotto l'ascoltatore, già dalla prefazione del suo live, in un'atmosfera blues, folk e rock con picchi di assoli di voce a volte animaleschi (nel senso buono del termine) che hanno fatto capire quanto di extraumano c'è nelle sue corde vocali.

Avidanè contralto e soprano allo stesso modo, è capace di arrivare a note altissime e bassissime in modo alternato e passare in rassegna tutte le note di uno strumento musicale. La caratteristica della sua voce, sporca e chiara in contrapposizione, porta a reminiscenze vocali che furono: da Etta James a Janis Joplin, ma un paragone è poco “elegante” – nonostante la grandezza degli artisti citati-: Asaf Avidan, attualmente nel panorama musicale internazionale, è unico nel suo genere.

Il concerto one man band di ieri sera non ha deluso e non ha fatto pesare al pubblico la presenza in solitaria dell'artista. Avidan ha preparato all'ascolto in acustica con i pezzi “My latest sin”, “Left Behind”, “My be you are” per approdare ad sonorità articolate di “Bang bang”, “Cosipratory visions of Gomorrah” e chiudere in bellezza con la nota “Reckoning song”.

Si è mostrato sorprendentemente caloroso e la barriera della lingua, della cultura, non è pesata a nessuno: ha raccontato di un suo vecchio amore, di amici italiani, si è lanciato in un siparietto di battute che ha sciolto il pubblico gioioso di apprezzare un talento completo.

Dopo il bis, è rientrato continuando a ringraziare, fare inchini, ed ha regalato a richiesta un'ultima canzone “Love or leave it” a dei fan rispettosi che si sono ammassati con contenimento sotto il palco.

Un concerto di Asaf Avidan è un'esperienza da provare almeno una volta nella vita, come fare un giro sulle montagne russe: sai quello che potresti aspettarti ma provarlo di prima persona è un'emozione che non ha eguali.

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