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Ash - Meltdown

Etichetta: Infectus / Warner - Voto 6+
Brani migliori: Orpheus - Out of the blue

Quinta fatica per gli ex bambini prodigio del rock irlandese che nel 1996, con lalbum 1977, fecero gridare al miracolo con un album che ancora oggi non ha perso nemmeno una briciola della sua freschezza e del suo appeal. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: si è aggiunta unaffascinante chitarrista-vocalist (Charlotte Hatherley) alla line-up, e i ragazzi hanno sempre cercato di smarcarsi (invano) dal pluricelebrato album di cui sopra in nome di una ricerca di qualcosaltro che non suonasse come

a cura di Antonio Casillo

Stavolta si fanno le cose in grande.
Alla produzione del disco è stato chiamano niente poco di meno che Nick Raskulinecz, già dietro il mixer di Foo Fighters, Queens Of The Stone Age e System Of A Down. Era naturale quindi che un nome del genere suscitasse un enorme aspettativa da parte di fan e critica, aspettativa che, ascoltando le undici tracce dellalbum, andrà in parte delusa.
Non mancano, beninteso, episodi davvero riusciti: Clones e Detonator, ad esempio, sono i classici pezzi con i quali frotte di tredicenni, cè da scommetterci, faranno acrobazie davanti allo specchio con una scopa o una racchetta in mano a mo di chitarra.
Ciò che condanna però alla non riuscita la svolta hard rock degli Ash, oltre al cantato eternamente acerbo di Wheeler che in questo contesto convince poco, è linnato talento dello stesso frontman per la melodia facile ed orecchiabile.
Pare sia più forte di lui. Pezzi come Star-Crossed (con un riff a bicordi che ricorda il primo Ligabue) fa subito crollare tutte le illusioni create dalla sequenza cattiva delle prime quattro tracce dellalbum.
Poi si va avanti in un alternarsi di schitarrate e assoli veloci vagamente retrò (ultimora: cè ancora chi fa il tapping con la chitarra elettrica!) e canzoni più alla maniera Ash a cui lorecchio è più abituato.
In Out Of The Blue da segnalare il bel controcanto di Charlotte nel ritornello che da al pezzo un sapore B-52s molto piacevole. Wont Be Saved invece, con la sempre fastidiosa puzza di plagio (la vittima: Mary dei Supergrass), lascia purtroppo un po di amaro in bocca.
Un vero peccato perché, tutto sommato, questo Meltdown è un disco dignitoso, che farà giustamente perdere la testa a molti adolescenti rocchettari: quelli per intenderci che tra qualche anno sicuramente li rinnegheranno con una smorfia di sdegno, fieri di aver scoperto finalmente la luce dopo lascolto di Whola Lotta Love.

In rete:
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Walking barefoot

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