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Audioslave - Revelations/2

Etichetta Sony - Voto: 6
di Joyello
Sono passati già quindici anni da quando abbiamo sentito per la prima volta la parola grunge, un termine nato per identificare una corrente particolarmente innovativa dellhar-rock statunitense anni 90. Oggi QUEL grunge non esiste più sebbene si continui ad abusare quel termine per parlare dei musicisti che alimentarono quella scena.

Del pionierismo e dellingenuità di quei giorni, oggi rimane poco. La SUB-POP è ormai unistituzione della discografia, i Pearl Jam girano videoclip e acconsentono a fare tour supportati dalla Ticketmaster, Alice in Chains si sono riformati malgrado lassenza di Staley, Dave Grohl è ormai un pupazzo (simpaticissimo, per carità!) di MTV, Mark Lanegan duetta con squinzie del pop britannico e Chris Cornell beh Lui ha appena inciso la canzone trainante del nuovo film su James Bond, 007.
Con gli Audioslave (band nata dalle ceneri dei RageAgainstTheMachine proprio con laggiunta del cantante dei Soundgarden e che con Revelations raggiunge il traguardo del terzo album) Cornell consolida la sua natura di rocker-urlante appassionato di blues, funky e hard-rock.
La sua voce, sempre graffiante (anzi, forse verrebbe da dire di nuovo graffiante) si colora un po di nero e ascoltandolo questalbum è facile farsi venire alla mente Joe Tex o Screamin Jay Hawskins.
Nonostante i compromessi accettati per riuscire a pubblicare un album da avviare ai canali della Top10, Revelations è un discreto lavoro che contiene anche qualche buon pezzo di musica. Denso di rimandi agli anni 70 (i led Zeppelin in One and the same o gli Earth Wind and Fire in Original fire) ma anche ai più consoni - per la vociona di Chris - anni 90 con anche qualche piccolo momento da lacrimuccia (Someday, Sound of a Gun) vicino sia ai Soundgarden che ai RATM, il gioco della vecchia band di rocknroll intenta a confezionare un disco per giustificare un tour, risulta accattivante e dignitoso. Ciononostante i puristi stiano alla larga: questo è POP fatto con la chitarra distorta. Un lavoro di cesello e di studio realizzato da musicisti eccellenti che in studio, contemporaneamente, forse non si sono mai nemmeno trovati.
Ed in questottica, proprio per rendere il quadro completo, al banco di regia è stato chiamato il produttore ufficiale dellera grunge, Brendan OBrien, che con il suo riconoscibile tocco mette in bella copia le spigolosità di Morello e gli eccessi vocali di Cornell realizzando un compitino per niente sciocco corredato da testi impegnati e di-denuncia con le dichiarazioni anti-Bush di rigore.
Forse un disco che non lascerà grandi tracce per i posteri, probabilmente, anzi, attirerà un bel po di critiche negative. Quello che è certo è che se vi siete annoiati dei tormentoni estivi (mai come questanno brutti e fastidiosi) , questalbum vi aiuterà a ristabilire lequilibrio di cui si ha bisogno per affrontare lautunno alle porte con le orecchie rinsavite.

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