Audiradio, la stitichezza è il mio mestiere

di Simone Cosimi 

Audiradio nell'impasse totale. Quella sui dati di rilevazione dell'ascolto radiofonico è una storia tanto mesta da farsi emblema dei disastrati meccanismi italioti. Partiamo dalla fine: per due anni, 2010 e 2011, l'Italia non ha avuto e non avrà alcun dato ufficiale sul gradimento e sul numero di ascoltatori dei programmi delle varie emittenti. Tutto per colpa di un blocco in seno alla società che si dovrebbe occupare del servizio di rilevazione e che invece, dopo aver modificato le proprie tecniche di raccolta, ha visto le proprie attività ingolfarsi pericolosamente.

Per capire quanti ascoltano la radio e soprattutto cosa ascoltano Audiradio, di cui fanno parte le maggiori emittenti nazionali, ha sfruttato fino al 2009 le cosiddetti Cati, le pedantissime interviste telefoniche cui ciascuno di noi ha avuto la sventura di rispondere almeno una volta nella vita. I numeri che uscivano dalle statistiche prodotte sulla base di quelle interviste sono stati spesso contestati per la loro eccessiva fluttuazione ma, almeno sul lungo periodo, sembravano avere una qualche fondatezza. Nel dettaglio, invece, la credibilità appariva assai meno marcata. Tuttavia, guadagnando un bimestre e recuperando quello successivo, la situazione sembrava stabile. Mediocre, vista l'assenza di un apposito apparecchio meter (tipo quello dell'Auditel) del cui sviluppo si parla ormai dai tempi del povero Marconi, ma stabile.

La mossa paradossale che ha condotto alla crisi attuale è avvenuta all'inizio del 2010: per tentare di guadagnare affidabilità (e per chissà quali altre ragioni), Audiradio ha lasciato morire il sistema telefonico adottandone un altro. Quello dei Diari: gli ascoltatori, raggruppati in vari panel, avrebbero avuto il compito di annotare dettagliatamente la loro giornata d'ascolto. I numeri sarebbero usciti non più ogni due ma ogni tre mesi. Peccato che il nuovo sistema si sia rivelato peggiore del precedente già dal primo appuntamento: i dati relativi al primo trimestre 2010 hanno accumulato un ritardo imbarazzante, finendo per essere diffusi a maggio. Quelli sul cosiddetto 'primo quarto d'ora', riservati a rilevazioni più precise sui singoli programmi, non sono mai arrivati.

Al di là dei clamorosi ritardi, le nuove statistiche si distaccavano ancora più sensibilmente dal vecchio metodo Cati, premiando in particolare le reti Rai e provocando immediate grida di giubilo nei corridoi di viale Mazzini e fra i nuovi direttori di rete, convinti che le loro scelte di palinsesto fossero state così rapidamente premiate dal pubblico. Quando, detto fra parentesi, quelle stesse scelte erano state compiute da troppo poco tempo, vista la lunghezza della fidelizzazione radiofonica, per poter aver avuto un qualche effetto sulle prime rilevazioni. Contemporaneamente, i mugugni delle altre emittenti crescevano, le insinuazioni si moltiplicavano (per esempio che i panel fossero stati realizzati ad hoc, attingendo ad ascoltatori presumibilmente più affini alle reti di Stato) fino a che, complici i numeri sul 'quarto d'ora', Audiradio ha gettato la spugna. Lo scorso settembre ha infatti annunciato che non avrebbe più diffuso alcun dato e avrebbe sospeso la rilevazione per lo scorso anno, perfezionandone le modalità per il 2011.

Quindi, tutti in attesa per quest'anno. E invece un nuovo colpo di scena attendeva operatori di settore, concessionarie pubblicitarie e pubblico: niente numeri neanche per il 2011, nessun dato fino a fine anno. O almeno finché non si rimetterà in moto la baracca. 'Il consiglio di amministrazione ieri ha ufficializzato che, visto il mancato accordo sul sistema di raccolta, nel 2011 non verrà diffuso alcun dato'. Audiradio, che nella forma attuale esiste dal 1996, rischia di morire a quindici anni. Fine delle trasmissioni.

Il nodo del contendere ruota ancora intorno alla metodologia da utilizzare per calcolare i benedetti dati: le emittenti che compongono il Cda sono spaccate. Scrive Andrea Laffranchi sul Corriere della sera di oggi: 'Due i blocchi che si fronteggiano e che non consentono di trovare una maggioranza all'interno del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall'altra gli altri grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l'impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche'. Insomma: nell'epoca del risorgimento radiofonico sta venendo a mancare la materia prima per poter disegnare un'offerta più adeguata ai gusti del pubblico. Lasciando carta bianca alla presunta 'sensibilità' dei direttori di rete.

La tristissima vicenda è arrivata anche in Tribunale. Prosegue il Corriere: 'Open Space, la concessionaria pubblicitaria di Rtl, ha chiesto con un provvedimento d'urgenza al Tribunale di Milano lo sblocco dei dati (a quanto pare quelli sul primo trimestre sarebbero comunque disponibili, la rilevazione nel 2011 tramite Diari era ripresa, ndr). Ma il giudice ha risposto no perché, non essendo socia di Audiradio, non ne avrebbe diritto'.

'Non è un mistero che Audiradio stia attraversando un periodo piuttosto difficile – ha dichiarato il presidente della società Vincenzo Vitellicon divergenze di opinione tra i soci/amministratori sulla metodologia d'indagine per il mezzo radio da utilizzare nel 2011, dopo i problemi registrati nel 2010. Il nostro obiettivo in questo momento è comunque di fare ogni sforzo possibile per trovare un sistema di rilevazione degli ascolti 2011 che sia condiviso da tutti. Questo per non lasciare il mercato senza informazioni per troppo tempo'. Forse per il prossimo decennio, quando web-radio e podcast avranno sacrosantemente sostituito le emittenti canoniche, Audiradio riuscirà a sfornare la diabolica scatoletta di rilevazione. Cosa ci faremo a quel punto, lo lascio immaginare al lettore.

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