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Baby Shambles - Down in Albion

Etichetta: Rough Trade - Voto: 6.5
Brani migliori: Kilimangiro, Back from the deal, Albion

Non so perché ma quando si parla troppo di una band e soprattutto se ne parla ancor prima che abbia prodotto alcunché, sono sempre un po' scettico.
Il vecchio metodo promozionale che consiste nel riempire le pagine della stampa specializzata con notizie più o meno musicali (e più o meno interessanti), spesso porta a prodotti poco convincenti.


E' stato, dunque, con una certa titubanza che mi sono avvicinato a Down in Albion, primo disco dei BabyShambles , altrimenti noti come il nuovo gruppo di Pete Doherty.
Nel caso di Doherty, oltretutto, l'effetto di cui sopra è stato amplificato dalla presenza di notizie che lo riguardano anche sulla stampa scandalistica (vera nuova frontiera della promozione brit-rock del 21° secolo!) e i suoi litigi con gli ex compagni di The Libertines, le sue scorribande tossicomani, i mesi di prigione, il bacio gay con Elton John sul palco del Live 8 e, buon'ultima, la sua love story con Kate Moss, hanno avuto sicuro rilievo nell'operazione di tam-tam promozionale legato all'album qui presente.
Album che, mi tocca ammetterlo, è ottimo.
Ci riporta senza nostalgia alla stagione più florida del punk-rock inglese e il merito è dovuto in buona parte a Mick Jones e Bill Price che, forti della loro militanza nel 70'sPunk (per i pochi ignari: il primo era uno dei membri portanti di The Clash , il secondo fu il produttore dei più importanti dischi di quell'epoca tra cui l'album leggendario dei Sex Pistols), hanno saputo dare a questo lavoro una grana di tutto rispetto.
Sono sedici canzoni di ispirazione eterogenea che spaziano dal punk-rock al british-reggae (e qui Mick Jones credo si sia sentito davvero a casa!) con sconfinamenti nel blues e nel brit-pop.
Se Albion , appena pubblicata come singolo (il quarto della loro carriera. I primi tre sono usciti in anticipo sull'album), cita con consapevolezza e rispetto sia The Smiths che Oasis , Back from the Deal riecheggia di blue-eyed-soul quanto (se non di più) A Town Called Malice di The Jam . il brano che apre il disco ( La belle et la bete ) ci riporta alla mente The Libertines e per gli amanti del gossip comunico che la insistente frase Is she more beautiful than me? che si sente nel pezzo è pronunciata dalla signorina Kate Moss! Ma non è l'unica ospite bizzarra di questo disco: la parte vocale di Pentonville canzone dedicata all'omonimo penitenziario londinese, è affidata a un tal The General che Doherty ha conosciuto in carcere.
Il disco scorre e, nonostante qualche lungaggine (io avrei tolto un paio di pezzi per inserirli come B-Side nei futuri singoli), bisogna dire che lo fa con grande corpo. E se l'armonica a bocca di Loyalty Song è indubbiamente indebitata con The Rolling Stones o Stick and Stones deve parecchio alle divagazioni giamaicane di The Clash e Stiff Little Fingers , va riconosciuto che questo quartetto di ragazzi(ni) ha nel mazzo una carta di originalità indubbiamente rara e le idee in materia di rock'n'roll decisamente chiare.
Speriamo che duri!
A proposito di Kate Moss. Ricordate il video-scandalo girato con un telefonino che la riprendeva mentre tirava qualche pista di Coca?
Beh è stato girato negli studi di registrazione per festeggiare la fine dei missaggi di questo album.

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