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Battles - Mirrored

Etichetta: Warp - Voto: 9
Brano migliore: Tonto

Preparatevi voi giovani, per i decenni che verranno, a dover pontificare su Mirrored dei Battles.
Questo è il disco che dividerà due epoche musicali.
E’, come si suol dire, l’atteso spartiacque del rock.

Quello che usa un linguaggio che sembra estremo ma che domani si rivelerà semplicemente nuovo, diverso. Formidabile il modo in cui questi musicisti riescono a disorientare l’ascoltatore per lasciarlo sgomento davanti all’impianto stereo mentre cerca di capire cosa stia succedendo dentro quelle casse.

Non date retta a chi cerca di incanalare i Battles in qualche corrente modaiola o cagona.
Questa band non rientra in nessun plausibile genere.
Se vi piace l’idea potete pensare che è Jazz, oppure Math-Rock, Nu-Rave, Avanguardia, Rock Industriale, Pop o Progressive. Accomodatevi ma vi sbagliereste.
Battles vanno oltre le definizioni e si ricordano di maestri come The Residents, Can, Frank Zappa e Captain Beefheart, Talking Heads, tutti devoti alla madre musica ma nessuno schiavo del sistema.

La formazione dei Battles è costituita, in effetti, dalla crema dell’intellighenzia rock newyorkese più recente. Si va dall’ex Don Caballero, Ian Williams, autentico cervello del gruppo, a John Steiner (Tomahawks, Helmet) e David Konopka (Lynx) per non parlare di Tyonday Braxton, polistrumentista figlio del grande Anthony.
Se qualche volta vi è capitato di stare svegli fino a tarda notte, vi sarà capitato di vedere il video del singolo scelto per la promozione del disco, Atlas (in caso contrario lo potete vedere qui in calce), il quale probabilmente vi ha tenuti inchiodati davanti al teleschermo per la potenza e la forza che riesce a scatenare.
Il pezzo ha un groove ritmico che entra nel sangue e nelle ossa. Steiner, dietro ai tamburi, è un autentico istrione. Gode nel dare spettacolo con quel crash posizionato un metro troppo in alto e picchia sulle pelli come se avesse deciso che è quello l’unico modo per continuare a sopravvivere. Il filtro applicato sulla voce è straniante, mette soggezione.
Ritornano in mente The Residents e Beefheart. Tutto è rigorosamente nei ranghi. Superbo esempio di nuova musica, come l’ironica Ddiamondd (Frank Zappa l’adorerebbe!) o la potentissima Tonto, dall’incedere funky che scivola come una slitta sulla neve. Tempo regolare, ballabile se vi pare ma duro, penetrante volgare, stordente.

Mirrored è uno di quei dischi che aprono strade nuove.
Uno di quei capolavori dei quali continueranno a parlare i nostri nipoti per anni. Di quei dischi che scavalcano tutte le invenzioni per collocarsi d’un botto tra noi e quello che abbiamo ascoltato fino ad ora.
Un formidabile capolavoro lanciato a tutta forza contro di noi, contro le nostre stabilità, le nostre certezze.
Una sberla piantata in faccia a tutti quelli che pensavano che non si potesse fare più niente di nuovo con un basso e una batteria. E invece... Mirrored è qui per farci ascoltare in anteprima la musica rock dei prossimi anni.
Da non perdere.

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