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Ben Harper, musica e magia a Roma

Il concerto di Ben Harper in quel di Roma è stato un evento sotto ogni punto di vista.
L'artista merita tutto quello che di buono è stato scritto su riviste e quotidiani, merita il successo di vendite nei negozi e il numero davvero considerevole di pubblico presente ad assiepare gli spalti del Palalottomatica di Roma.


a cura di Slug

Ben Harper è forse in questo momento l'artista più artista di tutti, il musicista più rappresentativo di una musica di massa che probabilmente è destinata a scomparire sotto i colpi sferzanti del pop realizzato a colpi di silicone e playback, di quella schiera ormai ben nutrita di personaggi di plastica, più modelli che artisti, più attenti alle mode che al sudore e alle emozioni della musica live.
Di fronte a 12.000 persone in delirio, Harper e i suoi Innocent Criminals hanno messo in scena una vera opera d'arte dipinta con i colori caldi del reggae, del funky, del rock più genuino, deliziando i presenti con la loro musica ed il loro carisma da artisti veri e consumati.
L'affetto che il pubblico italiano prova nei confronti di questo grandissimo musicista è rinomato e di lunga data. Non è un caso che Diamonds on the inside sia arrivato in vetta alle classifiche di vendita solo nella nostra penisola (e l'artista forse un pò troppo pacchianamente ha rimarcato questo fatto).
Con una puntualità quasi sorprendente, alle ore 21 in punto le luci del Palaottomatica (disastroso dal punto di vista dell'acustica, nonostante i lavori di ristrutturazione promettevano chissà quale miglioria) hanno cessato di funzionare lasciando spazio alla musica e alle note di Brown Eyed Blues, pezzo d'apertura di grande impatto che ha scaldato da subito gli animi dei presenti. Ben Harper, dal look semplice, dal capello accorciato e dall'incredibile carisma di "leader silente" lascia inizialmente la scena ai preparatissimi musicisti che lo accompagnano, quegli Innocent Criminals compagni di tante serate e tour in giro per il globo.
Juan Nelson, bassista oversize, talmente oversize che il basso a sei corde quasi scompare di fronte alla sua mole, incanta la platea con un solo di basso da pelle d'oca, un concentrato di potenza e tecnica che da solo vale il prezzo del biglietto.
Ben se ne sta lì, sul palco, a scaldare le dita e la voce per la track seguente, quella "Excuse Me Mr.", da sempre uno dei suoi cavalli di battaglia più fedeli.
Il pubblico si ritrova come per magia proiettato in un viaggio fatto di note e poesia. La voce di Ben Harper è angelica, unica, inimitabile.
L'artista californiano pesca a piene mani dal suo ultimo album (forse anche un pò troppo) regalando in rapida sequenza Temporary Remedy, When She Belief, la hit Diamonds on the inside, una straordinaria Amen Omen e la scatenata So high so low.
In questo live non c'è tregua, le canzoni scorrono senza sosta, in un susseguirsi onirico di sensazioni e musica. Ben Harper e la sua chitarra sono camaleontici, passano con una naturalezza impressionante da sonorità rock e assoli taglienti a momenti romantici e acustici da mozzare il fiato.
Ben è un ragazzo pieno di talento e di grande competenza musicale. Per dimostrare questo assunto basta ascoltare Sexual Healing, hit di Marvin Gaye diventata una canzone inossidabile, ormai figlia adottiva dell'artista americano.
Il momento topico dello show arriva con il primo bis, totalmente acustico. Quattro pezzi indimenticabili per esecuzione e coinvolgimento. E' in questi momenti che ti accorgi di quanto Harper sia un vero artista e della differenza che intercorre tra lui e tutto il resto della musica contemporanea.
"Waiting on an Angel", "Walk Away", "I shall not walk alone" e "When it's good" non sono affatto semplici da suonare, soprattutto quando ti ritrovi da solo con la tua chitarra, la tua voce e 12 mila volti puntati su di te.
Ben padroneggia la situazione regalando emozioni ad ogni tocco di corda, trasformando quei volti nascosti nel buio in un tappeto di luci, unendo con la sua voce ipnotica e sussurrata tutte quelle anime in una sola grande emozione grazie al filo invisibile della sua musica ricolma di romanticismo, malinconia ed intensità.
E' questo il momento più toccante dell'intera esibizione.
Peccato che a rovinare tutto ci sia il pubblico romano che, evidentemente ancora poco maturo per certi artisti, si lascia andare durante l'esibizione acustica a coretti da stadio elementari e assolutamente fuori luogo, disturbando sia l'ascolto che l'esecuzione stessa dei brani.
Fortunatamente Ben non perde lo smalto e perdona tutti regalando in chiusura di concerto la vera chicca della serata, un medley perfettamente riuscito tra "With my own two hands" e "War", canzone di Bob Marley suonata con il cuore prima che con gli strumenti.
Il pubblico si lascia facilmente catturare dal sound e si lascia andare ad un ballo sfrenato fatto di gioia, musica e tanto, tantissimo reggae.

In rete:
- Sito Ufficiale di Ben Harper
- Immagini di Ben Harper su Excite Search
Alcuni siti dedicati a Ben Harper su Excite Search 

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