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Blonde Redhead - 23

Etichetta: 4AD - Voto: 9
Brano migliore: Silently

Lascio filtrare un po' di sole in un pomeriggio invernale senza gelo. Sposto un po’ la tenda per permettere a questo tiepido raggio di accompagnarmi nell'esile momento che sto per concedermi.
Penso alla mia faccia, a quanto deve apparire buffa, ora. Lo è sempre, mi dicono, quando mi prende l’eccitazione dell’attesa.
Play. Volume a 6. Scivola negli altoparlanti il nuovo disco dei Blonde Redhead e chiedo alle ombre e alle luci di fare da contorno al mio momento auditivo.

Mai avrei immaginato tanta beltà. Dopo il capolavoro “Melody of Certain Damaged Lemons” e il suo magniloquente seguito “Misery is a Butterfly”, chiunque avrebbe perdonato ai Blonde Redhead anche una piccola delusione. Ma no. Nessuna delusione.
23 converte situazioni d'intenso edonismo in scellerate frenesie ed inesplicabili malìe che, allo stesso modo di un sole tenero, riescono a compitare, in bella scrittura sulle pareti della mia casa e del mio appagato cuore, esercizi di profonda levità.
Così, magnificamente estasiato da note e suoni, mi accorgo che i tre newyorkesi raggiungono un livello qualitativo irreprensibile che porta i segni di un percorso lungo, intenso e maturo seppure squisitamente ai margini. Dopo aver provato l'inquieto, l’ostico e l'improbabile, la ricerca dell'inottenibile si tramuta in concretezza, lasciando che così risplenda “23”.

Dai toni epici, quasi tribali della TitleTrack, incredibile galoppata rock-mantica nel gorgo di sfrenate passionalità emofiliache, s’arriva a delicatissime atmosfere un po’ mistiche (Heroine), un po’ erotiche (Silently) dai tratti spesso commoventi, sempre avvolte da iperboliche strutture ritmiche di natura tanto selvatica quanto serafica.
Stagioni che vanno e vengono tra vestiti leggeri, veli delicati e sentimenti spregiudicati e malinconici; tutto è filtrato dalla sensibilità di Kazu, Amedeo e Simone in porzioni ben dosate e distribuite con parsimonia e dedizione senza accorgimenti eccentrici o, peggio, incomprensibili.

L'esposizione vocale, accorata d'impercettibili emozioni, sottolineata dai cigolanti sussulti di Kazu e dai ferormonici brividi di Amedeo, cresce su malinconici incanti e rimembranze soffuse (Dr.Strangeluv). Come il sole in questo pomeriggio invernale senza gelo, lascia filtrare bagliori preziosi, scarne stille d'infinito, tenuità cristalline di musica leggera. Le chitarre di Amedeo si arrampicano eleganti sui tamburi di Simone mentre i suoni elettronici, gli archi e i fiati migrano verso orizzonti morbidi per un piccolo capriccio sentimentale che coglie la passione nella sua definizione più reale (SW).

E' diventa bello vedere i raggi del sole svanire, mentre il pomeriggio diventa sera, dopo l’ennesimo repeat di queste dieci canzoni. E’ tenero vederli scivolare dalle pareti verso il soffitto, con lentezza precisa e miracolosa, per lasciarci la voglia di riprendere da capo ed aspettare la notte e poi il giorno.
Capolavoro.

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