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Bonnie "Prince" Billy - Ask Forgiveness

Etichetta: Drag City - Voto: 4
Brano migliore: I’m Loving The Street


Immaginatevi un bravissimo artigiano che sappia fare solo mobili di forma cubica. Belli, solidi e innovativi, però tutti uguali. Immaginatevi che le sue creazioni, per via del passa-parola, comincino a diffondersi nelle case di tutti quanti e che si cominci a parlare un gran bene di lui. Avete chiaro il concetto? Bene.

Allora adesso immaginatevi che l’artigiano di cui sopra decida di prendere alcuni mobili storici, realizzati negli stili più disparati e dagli architetti più quotati del passato per trasformarli alla sua maniera. Per esempio un comò Luigi XV, un armadio di Jacob Desmalter, uno scaffale di LeCorbusier e, chessò? Qualcosa di Fuksas che, il nostro prode artigiano decide di limare, segare, tagliuzzare e rimodellare facendoli diventare semplici cubi. Lo ammazzereste, non è vero?

Probabilmente, allora, riservereste la stessa sorte al buon Bonnie “Prince” Billy, poiché con canzoni altrui, tutte di preciso stile e conformazione, è riuscito a realizzare uno degli album (in verità lui lo chiama EP ma la durata supera di parecchio la mezz’ora) più piatti della sua carriera. Il gioco è per sottrazione, con pochi strumenti, suonati piano e con sparute note, per ottenere un andamento coerente applicato a canzoni pescate dai mondi più disparati ed alieni tra loro.

Applicare la stessa regola a canzoni che arrivano dalla penna di Bjork, Phil Ochs e R.Kelly, credetemi, non è stata la più felice delle idee. Questa abbondante mezz’ora di cover, intitolata in modo pertinente Ask Forgiveness, si perde nella nebbia della noia. Mai un guizzo, mai un’emozione. I’ve seen it all (che Bjork scrisse per un duetto con Thom Yorke per la colonna sonora di Dancing in The Dark) e Cycles di Frank Sinatra sono, a modo loro due formidabili canzoni che qui diventano due banali ballate acustiche. La stessa My Life di Phil Ochs, sicuramente la più affine alla tipologia compositiva di Billy, non regge il confronto con l’originale.

L’unico elemento scritto di pugno dal Titolare, la deliziosa I’m Loving The Street, risulta essere anche l’unico sbocco felice del disco, togliendo ogni dubbio sul fatto che Bonnie “Prince” Billy sia più autore che interprete e portando a metà CD il momento per una canzone sincera e leale, dove non c’è bisogno di fare paragoni e le orecchie sono finalmente libere di ascoltare senza rimandi al passato.

Consideriamo Ask Forgiveness un incidente di percorso? Forse un obbligo contrattuale? Facciamolo… anche se, temo, l’intenzione del bravo Bonnie era proprio quella, incosciente, di mettere in mostra la sua forte personalità. Beata gioventù.


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