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Bono: 'Il mondo sta meglio, ma non c'è da brindare'

'In tutta sincerità, i recenti summit globali - da Copenhagen a Toronto - sono stati un fallimento totale, così che la comunità internazionale (che potrebbe anche non esserne ancora consapevole) di fatto è in forte ritardo per un proficuo incontro multilaterale che non si incentri sul parlare a vanvera ma sul fare. Il tema di cui si dibatterà al vertice delle Nazioni Unite di questa settimana è di quelli la cui enorme importanza è pari soltanto allo scarso riconoscimento per la breve denominazione che lo contrassegna: mi riferisco alla sigla degli Obiettivi di sviluppo del millennio, quel Mdg che sta per Millennium Development Goals (e Dio ci scampi da questa sciocca mania degli acronimi)'.

Dopo l'operazione alla schiena e un'estate turbolenta, Bono Vox torna all'attacco. Lo fa dedicandosi a quanto lo appassiona di più, dopo la musica si capisce: l'impegno politico. Una sua lunga lettera, pubblicata in Italia da Repubblica, fa il punto sugli obiettivi della Dichiarazione del millennio dell'Onu.

Il punto di partenza era questo: 'I firmatari approvarono specificatamente che si sarebbero impegnati a raggiungere obiettivi specifici in un arco di tempo specifico: dimezzare la fame e la povertà nel mondo, offrire a tutti i bambini e le bambine un'istruzione di base, ridurre la mortalità infantile e delle neomadri (rispettivamente di due terzi e di tre quarti) e invertire una volta per tutte la diffusione di Aids, tubercolosi e malaria. Il tutto entro il 2015. Obiettivi che dal punto di vista dell'ambizione si meritano sicuramente un bel 10.

L'esito un po' diverso: 'E allora: a che punto siamo, dopo dieci anni, mentre alcune delle economie del primo mondo paiono quasi prossime a esplodere, e le economie del secondo e del terzo sembrano sul punto di sorreggerci tutti? Beh, per una risposta dettagliata vi rimando al vertice. Se però questa settimana siete impegnati, potrei anticiparvi che, dal mio punto di vista personale, in molte zone le cose vanno meglio di quanto si pensi. Anzi, molto meglio. Grazie alla cancellazione del debito, decine di milioni di bambini in più frequentano la scuola. Milioni di vite sono state salvate grazie alle battaglie contro le malattie prevenibili, e grazie soprattutto al Fondo Globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria. Se si eccettuano le ricadute negative della crisi dei mercati, la crescita economica in Africa ha preso un ritmo sostenuto, pari al 5% annuo per il decennio 1999-2009. Dal 1999 al 2005 si è registrato inoltre un calo della povertà dell'1% annuo. Gli utili registrati da alcuni Paesi come il Ghana sono la prova evidente del progresso che gli Obiettivi del Millennio hanno contribuito a determinare. Al tempo stesso, però, venti contrari soffiano in altri Paesi come il Congo e ci rammentano la distanza che bisogna ancora coprire. Le avversità sono molteplici: a causa della crisi finanziaria circa 64 milioni di persone sono ricadute in stato di indigenza, e per colpa della crisi alimentare 150 milioni di esseri umani sono afflitti dalla fame. E all'orizzonte si prevedono tempeste: i poveri saranno colpiti per primi e più gravemente di altri dal cambiamento del clima'.

Non c'è da brindare a champagne, dunque, per Bono. Che chiude la sua missiva con una speranza riposta su Obama: 'Nessuno dei leader che prenderà la parola al summit è più angosciosamente consapevole di questo contesto del presidente Obama, che un anno fa promise di portare avanti un piano globale mirante ad assicurare che gli obiettivi del Millennio andassero a buon fine. Se al centro di tale strategia vi sarà la promozione della trasparenza, se si investirà in ciò che funziona, allora Obama potrà assicurare agli americani che i loro dollari servono veramente a sostenere i valori nei quali credono. Perché queste promesse e queste vuote statistiche cantino serve passare all'azione. Forse non diverranno brani pop, ma in ogni caso vi entrerà ugualmente in testa come un tormentone l'idea pratica e raggiungibile che il mondo se lo vorrà sarà perfettamente in grado di trovare un equilibrio e offrire a tutti, non solo ad alcuni, l'occasione giusta per uscire da quella povertà incommensurabile che rende necessario e indispensabile stringere simili convenzioni globali'.

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