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Bruce Springsteen strega il Super Bowl

Alla fine, come tutti i pronostici - compreso quello del neopresidente Obama - volevano, i Pittsburgh Steelers hanno vinto il loro sesto titolo. Ma il vero trionfatore della serata di ieri alla finale del Super Bowl a Tampa Bay, almeno sotto il profilo commerciale e promozionale, è stato Bruce Springsteen. Il menù a base musicale previsto per l'Half Time show è infatti parte integrante della finale di football americano sin dalla prima edizione del 1967, quando suonarono le band studentesche delle università del Michigan e dell'Arizona.

Oltre novanta milioni di spettatori collegati, infatti, costituiscono una platea allucinante anche per un mito del rock statunitense come il Boss. Che fra l'altro è in pieno fermento vista l'uscita dell'ultimo disco, Working on a Dream, che ha goduto da poco anche di un'altra strepitosa platea, quella del concerto presidenziale di due settimane fa a Washington.

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Dodici, cruciali e importantissimi minuti aperti con Tenth Avenue Freezeout e proseguito con altri tre pezzi su un palco pieno di musicisti, la E-Street band e altri ospiti. Un quarto d'ora scarso di "autentico rock 'n' roll", qualcosa di eccezionale per un evento di questo tipo, come hanno dichiarato molti commentatori. In scaletta anche Born to run e poi la title-track del nuovo disco, Working on a Dream, per la quale è stato raggiunto da un coro gospel. Per concludere, Springsteen ha proposto Glory days, provocando un piccolo mugugno nei suoi fan più accaniti: da canzone riguardo il baseball, è divenuto un pezzo sul football grazie alla modifica di alcuni riferimenti nel testo. Ma che il Boss non fosse un grande appassionato di sport, lo sapevamo da sempre. Anche se forse dopo questo scoppiettante Super Bowl ha cambiato idea.

L'esibizione di Bruce Springsteen all'Half Time show del Super Bowl

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