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Bryan Ferry - Dylanesque

Etichetta: Virgin - Voto: 6.5
Brano migliore: The Time They Are A-Changing

Nonostante la copertina da “cestone dell’Autogrill”, Dylanesque, l’album tributo a Bob Dylan ad opera di Bryan Ferry, è un buon disco. Non un capolavoro; semplicemente buono.

Una bontà che esula dalla grandezza di Bob Dylan ma anche da quella di Bryan Ferry (e dei Roxy Music).
Ferry ha sempre dichiarato di apprezzare Dylan e già nel 1973, all’epoca del suo primo album solista, inserì una cover di A Hard Rain’s Gonna Fall.

Questa nuova prestazione, quindi, non è altro che l’ultimo omaggio al più famoso cantautore americano del XX secolo, ad opera di un illustre ammiratore inglese di lungo corso.
Il più dandy dei musicisti britannici, ovviamente, si prende la libertà di riscrivere a suo modo gli arrangiamenti di questi undici classici, facendo una cosa che nei risultati è di gran lunga superiore alle aspettative.

Scrivo questo perché mi sentivo molto prevenuto nei confronti di questa operazione e la copertina non mi aiutava a cambiare idea. A farlo è stato però il prodotto che offre alcune dignitose rielaborazioni che l’interprete confeziona con passione e grande ammirazione per l’autore.

Registrato a tempo di record (una settimana) con una consolidata backing band (che comprende, tra gli altri, Paul Carrack, Chris Spedding, Warren Ellis, Robin Trower e Brian Eno), il disco risulta sontuoso quanto diretto.
The Time They Are A-Changing, probabilmente il brano meglio riuscito, converte lo scarno inno generazionale di Dylan in un vellutato brano pop di chiara impronta roxyana; If Not For You ha un arrangiamento d’archi davvero grazioso amplificato da un lavoro di post produzione (definito sonic augmentation) offerto dal vecchio amico dei Roxy Music, Brian Eno.

Alcuni brani piaceranno più ai fan di Dylan che a quelli di Ferry.
Molti odieranno questo album, altri lo adoreranno. C’è già chi si lancia in dichiarazioni provocatorie del tipo “finalmente una voce decente per interpretare queste belle canzoni” o anche “nessuna nuova versione supererà mai le originali”…
Ma. Non volendo stare né da una parte né dall’altra, mi sento semplicemente di dire che si tratta di un album che farà felici quelli (secondo me sono molti) che apprezzano tanto l’opera di Bob Dylan quanto quella di Bryan Ferry. I loro due nomi, qui, splendono riccamente in egual misura. E sebbene alcuni momenti lascino anche un po’ perplessi, se ne riesce ad apprezzare il coraggio e la freschezza. Non mi pare poco se arriva da nomi così imponenti nell’ambito del rock.

In effetti un paio di arrangiamenti risultano un po’ artificiosi (All Along The Watchtower, Knocking on Heaven’s Door) ma in un certo senso evidenziano il coraggio di osare e sperimentare su monumenti con i quali era davvero difficile misurarsi.
Per il resto, Dylanesque è un’opera dignitosa dalla quale Ferry esce globalmente bene.


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