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Carlo Verdone: il documentario sulla sua vita al festival di Roma 2012, la recensione

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Quando si guarda un film di Carlo Verdone, che sia lui il protagonista o “solamente” il regista, si ride a crepapelle, si viaggia per l’intera durata della pellicola in un mondo verdoniano che è solo suo, fatto di personaggi strambi che animano una quotidianità quasi parallela che vorremmo vivere, a volte, tutti i giorni. L’attimo in cui però il film sta per terminare, proprio in quegli ultimi minuti che stanno per condurre verso i titoli di coda, Verdone riporta con i piedi per terra lo spettatore. La realtà della storia è un’altra. Il racconto prende un’altra forma, quella della sensibilità. Della solitudine. Una presa di coscienza umana, che un regista, attore e uomo come lui sentono intimamente e trasmettono pubblicamente. La sensazione che si prova a vedere “Carlo!” è la medesima. Nemmeno una sbavatura. Risate, divertimento, relax. Alla fine una presa di coscienza, quell’amaro in bocca che ti fa riflettere ma che ti fa uscire dalla sala con grande consapevolezza del valore della vita.

Guarda il trailer del film "Posti in piedi in paradiso" di Carlo Verdone

Nel loro documentario “Carlo!”, presentato il 9 novembre al Festival Internazionale del film di Roma all’interno della sezione Prospettive Italia, Fabio Ferzetti e Gianfranco Giagni hanno raccontato un Carlo Verdone che non sta né davanti, né dietro una macchina da presa, ma ci sta accanto. Hanno riportato la sfaccettatura dell’attore-regista che va a spasso con la telecamera e percepisce la sensibilità della gente, l’essenza delle situazioni, il valore delle sensazioni e le replica, personalizzandole, nei suoi film.

“Carlo!” è un film-documentario sulla vita di un Verdone che si è aperto a 360° con le sue insicurezze, ma anche con la sua determinazione, le sue ipocondrie, ma anche con la sua certezza nel saperle affrontare. La sua professionalità, il suo talento innato. Semplicemente la sua vita senza veli, senza maschere, contornata da aneddoti, ricordi d’infanzia a volte toccanti, come il racconto di episodi memorabili vissuti con mamma e papà, sua prima musa ispiratrice.

Nel documentario di Ferzetti e Giagni compaiono rivelazioni che sorprenderebbero qualsiasi fan e non, come l’aneddoto sulla nascita del personaggio principale di “Bianco, rosso e Verdone” che , come racconta lo stesso Verdone, prende spunto dalla strana voce di uno suo amico vicino di casa, un certo Stefano Natale. Tutte chicche che faranno uscire lo spettatore dalla sala con la voglia di raccontarle ai propri amici. Il montaggio di è costruito alla perfezione. Il fiore all’occhiello della pellicola è la parte autorale, quella semantica che i registi e gli sceneggiatori sono riusciti a mescolare con spirito di logica, divertimento, intrattenimento e spiegazione perfettamente esplicativa. È un documento che regolarizza una parte informativa sul cinema di Verdone che nel panorama cinematografico mancava.

I suoi amici, i suoi colleghi hanno aiutato i registi a ricostruire una storia verdoniana cinematografica e non solo. Nel documentario compaio le testimonianze di Margherita Buy, Laura Morante, Claudia Gerini, Eleonora Giorgi, Pierfrancesco Favino. Michela Ramazzotti, Toni Servillo, Marco Giallini Novilia Bernini, Inti Carboni, la sceneggiatrice Francesca Marciano e ancora i suoi figli, Luca e Giulia Verdone e suo fratello Paolo, e moltissimi altri.

Carlo! fa il punto sul cinema di Verdone, il cinema di quel “simulatore divertente” della nostra realtà che ha sempre amato riprendere altri caratteri perché, come lui stesso sottolinea nell’intervista “non ho mai azzardato a fare me stesso perché ho pensato che in me non ci fosse niente di interessante”. Carlo Verdone si è limitato, se così si può dire, ad imitare personaggi e situazioni improbabili, goffi esseri quasi inutili a cui, con stupore di tutti, lo stesso Verdone dà grande priorità e valenza all’interno del film. Come lui stesso riporta:“Imito le persone che voglio bene, che mi fanno tenerezza. Gli odiosi non li imiterò mai”.

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