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Cat Power - Jukebox

Etichetta: Matador - Voto: 7
Brano migliore: Blue


Cat Power (orribile moniker dietro il quale si nasconde Chan Marshall) ha deciso, un po’ a sorpresa, di dare un seguito al famoso The Covers Record del 2000 con un nuovo disco di rifacimenti. JukeBox è un songbook di pezzi pescati dalla tradizione americana, da Sinatra a Dylan, da James Brown a Joni Mitchell, con una pittura personalissima che Cat Power riesce a stendere miracolosamente su brani dalle firme davvero autorevoli.

Sconvolgente è il brano d’apertura, quel Theme from New York New York che, proprio in virtù della sua trasformazione, la Marshall ha reintitolato semplicemente New York, e che viene spogliato del suo celebre riff plebeo in favore di un’andatura blues malandata ed elementare, tinteggiata di swing con un arrangiamento di fiati tra il burlesco e il dissacrante.

Questa è Cat Power. E se a distinguere questo suo nuovo lavoro di rielaborazioni da quello del capitolo precedente c’è soprattutto una sonorità R&B già sperimentata nell’album di due anni fa (The Greatest), a fare davvero la differenza, c’è la presenza di ben due canzoni firmate in prima persona dalla titolare stessa: Metal Heart rientra perfettamente nel progetto trattandosi a tutti gli effetti di una cover (la Marshall l’ha scritta ed incisa per l’album Moon Pix del 1998 e qui la ripropone con un abito leggero sicuramente più maturo), mentre Song To Bobby è proprio un inedito vero e proprio che, trattandosi di una genuina dedica al maestro Bob Dylan, viene sapientemente abbinato, nella scaletta, alla rilettura di I Believe in You (di Dylan appunto) in una sorta di call & response tra maestro e allieva.

Se da un lato ci sembrano poco riusciti (ma forse sono solo troppo azzardati) gli esercizi di stile abbinati a due classici black come Aretha, Sing One for Me (di George Jackson) e Lost Someone (di James Brown), dobbiamo riconoscere che il trittico conclusivo è qualcosa di veramente soprendente. Se vi sembra sublime nella sua totale alterazione la Can’t Explane di Billy Holiday, è solo perché ancora vi dovete imbattere nella strepitosa Woman Left Lonely (Janis Joplin) che rende inusitato il concetto di rilettura definendo come maggiormente appropriato quello di riscrittura.

La chiusura è affidata alla più classica delle canzoni di Joni Mitchell (Blue) che Cat spolvera in una riedizione scarna ed esile, dal carattere malinconico e lamentoso, perfetto per le sue corde e per la chiusura di un album come questo. Nonostante qualche nota manieristica di troppo, l’ascolto di JukeBox è assai piacevole; soprattutto per le sue capacità di lasciarci intravedere nel futuro di un’artista che, grazie alla sua profonda ricerca, sta colorando in maniera inequivocabile il proprio talento.


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