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Celentano: Rock Economy - Seconda puntata

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Celentano fa il bis, Rock Economy c'è. Verona è caldissima, l'Arena è stracolma: migliaia di persone accorse (anche dalla Russia!). Parcheggi del centro esauriti e bagarinaggio a go-go. Il ruggito della pantera colpisce ancora. Anteprima dedicata integralmente al mondo dell'informazione: come giornali, critici e programmi di costume hanno reagito all'evento live di ieri sera. Seconda e ultima parte per il concerto-evento live, trasmesso su Canale 5.

Rock Economy - Capitolo secondo

"Siamo stati noi a rovinare questo capolavoro sospeso nel cielo...". Ancora perfettamente a tema, come Svalutation ieri sera, così Mondo in Mi7 per questa seconda parte. Rock Economy parte così: Adriano saluta Albano e va giù di Rock 'n roll all'italiana. L'arena è un capolavoro sospeso nel cielo, acclama il suo Re, tutti insieme. Anzi, soli guardando la luna piena... Una dedica che sembra un appuntamento fisso, e così dalla luna piena si passa all'Arcobaleno, brano scritto (con Mogol) in ricordo di Lucio Battisti. Pelle d'oca. Ci manchi tanto amico caro, davvero. La fisarmonica di Fio Zanotti impreziosisce Storia d'amore, capolavoro battente, con quel testo che va dritto al cuore e indaga il tradimento con delicata armonia.

Il nostro caro medley

Si è spento il sole, Viola, Ringo. Tre assaggini sapientemente mescolati e assistiti da un coro di ragazzi di bianco vestiti. Poi bastano due "pizzichi" alle corde della chitarra classica: Celentano direttore di un'orchestra piuttosto vasta. L'Arena di Verona intona - a cappella - Il ragazzo della Via Gluck. Il tempo non è passato. Un vecchietto al centro della scena: Rock Economy diventa Pop. E non dispiace. Yuppi Du ha, invece, un gran pregio, quello di far apprezzare lo spettacolo a 360°: sapiente regia, ottime coreografie. Pregevole esempio di televisione ad arte.

Lo scatto...

"E' proprio fra le pieghe dell'utopia che si nasconde il segreto per sconfiggere la crisi. Siamo come pezzi di un motore che non trovano più la via, il modo per assemblarsi...". Qualcosa in cui credere, qualcosa che ci tenga uniti, pur stando lontani gli uni dagli altri: un predicatore in occhiali scuri. Il sermone-moment arriva, puntuale. Un'ode all'arte, alla bellezza delle cose. E una nuova canzone che arriva lenta: "...mi ricordo che un giorno in mezzo a noi venne un tipo che ogni cosa pensava giusto...e la fonte della vita era in lui. Disse una frase, mi rimase impressa: Alzati e cammina!" (Cammino - 1983). Tutti camminano su quel palco, lui resta fermo, quasi sbigottito da tanta confusione.

Dal Ragazzo della Via Gluck a Rock Economy: la fotogallery

Standing ovation per Lucio

"Il futuro non ha futuro se non si porta a spasso il passato". Questa sera il predicozzo va avanti: Celentano fa Rock Economy tout court. Netto, deciso, chiaro. Con un augurio, quello che anche entro 100 anni le cose cambieranno. E tutti torneranno a sognare e a vivere veramente. Una predica, come se l'Arena fosse un'immensa chiesa. E, infatti, Adriano canta ancora una volta la sua preghiera più celebre. "...la tua fede nel Signor, nel Signor...". Morandi torna a bussare all'imponente portone della cattedrale. Alla ricerca del Fa Minore perduto. Un altro duetto, Un mondo d'amore. E il ricordo, previsto, di Lucio Dalla. Gianni, da solo, intona Caruso. Silenzio. Torna Celentano, Rock Economy si avvicina alla fine: numeri da capogiro per un kolossal televisivo a 360°. Applausi, qualche carezza e qualche pugno. Un capolavoro sospeso nel cielo, Azzurro: Rosita batte le mani e canta, come fosse al primo concerto. Finisce in gloria, non avevamo dubbi.

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