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Clark - Body Riddle

Etichetta: Warp   -   Voto: 7

Brano migliore: Herr Bar

 

Chris Clark, che ha ufficialmente deciso di abbandonare la prima parte del nome per diventare semplicemente CLARK, porta a questo autunno uno dei dischi elettronici più interessanti della stagione. Per quanto assurdo e difficile (da credere) possa sembrarvi, essere innovativi quando si sceglie questa strada è ormai praticamente impossibile.

di Joyello

Le tecnologie musicali sono piuttosto standardizzate e la ricerca, salvo qualche sporadico caso, è ad un punto fermo. Mi va di mettere subito in chiaro che nemmeno questo disco è quello che sovverte i canoni del caso; Body Ridde nel campo della musica sintetica ha, però, una capacità di sintesi ed amalgama in grado di generare un gioiellino sonoro di tutto rispetto.

Dalle sperimentali divagazioni cosmic-pop degli U.N.K.L.E. fino agli inusuali massimalismi dei Radiohead di Kid-A/Amnesiac, Clark mette a frutto un campionario di musiche squisitamente adatte alla sonorizzazione di quella gran faticaccia che è la vita moderna.

Undici tracce strumentali con assonanze più vicine al jazz che al pop ma che si arricchiscono in un gioco di addizione per strati che in alcuni momenti riecheggia tanto Philip Glass quanto Matthew Herbert.

A fare la parte del leone sono senza dubbio le partiture ritmiche: un brillante lavoro di programmazione che restituisce una connotazione particolarmente tortuosa ai pattern di batteria sui quali si inerpicano ritmi acustici funzionali a tessiture melodiche crescenti e concilianti.

Il lavoro sembra rivolto a operare su un tessuto inconsueto per riuscire a mettere in gioco qualcosa in più di un semplice pastiche elettronico. Cè molto più cervello che anima in questo disco senza che questo abbia connotazioni negative.

E un bellissimo groviglio di psichedelia e glithc-pop dove Clark riesce a fare esattamente quello che vuole e nel migliore dei modi.

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