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Clive Davis: 'Contro lo strapotere delle radio'

'Dobbiamo assicurarci che la musica non venga omogeneizzata, che non venga creata al solo fine di adattarsi a un formato radiofonico'. Parole sante. Se tuttavia arrivano da un uomo di 78 anni, forse c'è seriamente da domandarsi dove stia andando a parare il mondo della discografia del 2011.

Intervistato in vista dei Grammy Awards dal Los Angeles Times, il grande vecchio del mondo discografico statunitense, Clive Davis, ne ha un po' per tutti. Soprattutto per chi cerca disperatamente la hit da classifica dimenticandosi del percorso di un artista: 'Dobbiamo stare attenti a non concentrarci solo sulla ricerca di hits – ha dett il talent scout - dobbiamo anche pensare a lanciare la carriera di nuove stelle. Per me il business è sempre stato entrambe le cose, in parti uguali: scoprire nuovi artisti come Whitney Houston o Alicia Keys e dimostrare quanto possa durare nel tempo una carriera'.

Il produttore, fondatore nel 1974 della mitica Arista Records, ha poi aggiunto: 'Non puoi lanciare una giovane Aretha (Franklin), un giovane Luther (Vandross) o un giovane Rod (Stewart) se gli permetti soltanto di fare dei dischi che si adeguano alle esigenze delle radio di avere dei ritmi ballabili. Dobbiamo fare in modo di poter sviluppare artisti le cui carriere possano durare 10, 20, 30 o anche 40 anni'

Ovviamente, frutto di questa logica è l'assoluta avversione per la classica moda dei singoli one-shot. Insomma, per la perdita d'importanza del lavoro contenuto in un disco a favore del mercato dei singoli: 'Abbiamo ancora bisogno dei grandi artisti da album come lo sono stati storicamente gli Who, i Pink Floyd o Bruce Springsteen', ha detto Davis al La Times. 'Giovani artisti come gli Arcade Fire o i Mumford & Sons mi danno ancora la speranza che non tutta la musica venga uniformata'.

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