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Cristiano De André: 'Fabrizio, un maledetto vero'

'Mio padre era un orso grizzly e un orco, nelle canzoni e nella vita. Aveva alti e bassi incredibili, ha passato quindici anni di alcolismo. Quando ha lasciato mia madre (Puny Rignon, ndr), ha abitato per anni all'hotel Cavour di Milano con Dori Ghezzi. Lo vedevo a malapena una volta a settimana, mi ci portava mia nonna. Dagli 11 ai 19 anni mi sono sentito abbandonato, poi mi ha riaccolto e chiesto scusa. Su di lui ha ragione Villaggio'. Cristiano De André riparte col suo tour estivo in cui reinterpeta l'inimitabile canzoniere del padre (leggi la news). E racconta alla Stampa alcuni aspetti meno conosciuti del celebre cantautore.

'Villaggio diceva che poteva morire in una cantina qualsiasi – aggiunge Cristiano – le sue fortune sono state mia madre prima e Dori poi. Fabrizio era un maledetto vero, soffriva di continuo, non smetteva mai di arrovellarsi. Suo padre era presidente di Eridania, suo fratello un genio della giurisprudenza: era cresciuto tra numeri uno e aveva il terrore di non essere abbastanza bravo'.

'Quando è morto mio padre, e poi mia madre – dice invece della sua vita il figlio – sono entrato in una grossa depressione. Mi imbottivo di antidepressivi e ci bevevo sopra. Ero fuori di testa, ho fatto molti errori. In quel periodo di autodistruzione mi sono sentito come mio padre quando ha scritto Amico fragile: ho compreso quanto fosse la sua autobiografia, e un po' anche la mia'.

E chiude con un augurio: 'Sono 40 anni che canto contro le guerre e per la giustizia, ma non è servito a nulla. Quasi quasi smetto, tanto è inutile. Se però i giovani riscoprono le sue canzoni, magari anche grazie a me, allora non è stato inutile'.

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