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Crossover - Cryptic And Dire Sallow Faced Hoods Blast Off Into Oblivion

Etichetta: Gigolo records - Voto: 7
Pezzo migliore: Chimera Chimera

Sul finire dell'anno, sballottati tra spumante, pandoro, droga e vizi, si è portati a socializzare con molta più gente di quanto non si faccia per tutti i restanti mesi. E così, in un turbinìo di eccessi, ci si ritrova a scambiare opinioni e valutazioni sulle cose che durante l'anno ci sono piaciute di più.


E' stato così che mi sono imbattuto nei Crossover .
Mi erano stati segnalati già quest'autunno ma poi, nell'esuberanza delle uscite discografiche di quei giorni, mi ero scordato di loro fino a quando, proprio sul finire del 2005, ho avuto modo di ascoltare il loro disco.
Crossover sono un gruppo, o meglio un duo, metà americano (Mark Dez Ingram) e metà italiano (Vanessa V Tosti); incidono per una etichetta tedesca (Gigolo) il cui boss è nientemeno che il guru del moderno electroclash, DJ HELL.
I Crossover incarnano nel migliore dei modi il gusto più indie della musica elettronica facendo tornare alla mente i fasti dell'era 80'synth-pop senza rinunciare a modernità perfettamente amalgamate.
Cryptic And Dire Sallow Faced Hoods Blast Off Into Oblivion,
il loro nuovo disco prodotto da Mount Sims, ha un suono oscuro ed emozionante senza la teatralità necrofila di certo dark di 20 anni fa.
Se nomi del passato possono venire alla mente, sono senz'altro quelli più art : Human League, Suicide, John Foxx e soprattutto i grandiosi Pink Industry dai quali, sicuramente, Vanessa Tosti ha preso molte ispirazioni per adagiare le sue melodie di canto rifacendosi alla scuola della squisita Jayne Casey.
L'humus che viene reso dalla musica del duo è senza dubbio di grande impatto, sia sonoro che erotico, talvolta esoterico, spesso marziale (Half Garden Half Jail) con il gusto della provocazione più shockante dei dadaisti sposata alla inquieta signorilità degli espressionisti.
Il nome della band, d'altronde, parla chiaro: quello attuato è un incrocio di sonorità che pesca dal passato con il linguaggio del presente creando qualcosa di sapore indefinito ma affascinante, signorile e decadente, pop e rock, dance (Pointly Little Teeth) e ambient (The Visitors) con riferimenti illustri talmente palesi da apparire come un crogiolo di campionamenti senza l'ombra di un campionatore.
Insomma: meglio tardi che mai, ho scoperto questo disco. E se pure voi siete in ritardo, cercate di recuperare quanto prima potete.

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