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David Bowie e il suo testamento: la resurrezione di Lazarus

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Ha lasciato il mondo completamente attonito la morte di David Bowie, artista poliedrico ed eccezionale nel suo essere simbolo di eclettismo e sperimentazione. Eppure la sua morte, avvenuta a causa di un cancro al fegato che lo aveva colpito da un anno e mezzo e che ha l’artista ha voluto tenere nascosto, è stata subito soppiantata dal testamento lasciato da Bowie che è il suo ultimo album Blackstar con il singolo Lazarus, il cui profetico nome parla di resurrezioni.

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Ebbene si perché se c’è chi nella morte esce di scena in silenzio, appartato cercando di preservare il ricordo della propria grandezza, David Bowie ha lasciato come testamento un nuovo capolavoro di musica e spettacolo, realmente mistico e drammaticamente esorcizzante di quella morte che niente lascia e tutto spegne.

E la sua lotta contro la malattia è diventata pura arte nel suo ultimo lavoro che celebra la grandezza dell’artista il quale si mostra anche nella debolezza della malattia. “Ha continuato a combattere come un leone anche sul letto di morte – ha raccontato Ivan Van Hove, regista dello spettacolo teatrale Lazarus scritto da Bowie a quattro mani con il commediografo Enda Walsh all’Independent – Ho visto un uomo combattere come un leone e ha continuato a lavorare nonostante tutto. Ho un incredibile rispetto per tutto questo”.

(Guarda il video di David Bowie Lazarus)

Titolo dello spettacolo e del singolo dell’artista, Lazarus racconta di morte e resurrezione: “Guardate lassù, sono in paradiso, Ho cicatrici che non possono essere/ Ho il dramma, che non può essere rubato/ Mi conoscono tutti ora” canta David Bowie in un letto di ospedale con gli occhi bendati ma l’immagine drammatica mostra l’artista rialzarsi e rifugiarsi infine dentro un armadio.

Simbologia mistica di redenzione, l’armadio nei sogni è simbolo di cose nascoste e ben conservate e ad ha una funzione prettamente intimista. L’artista infatti nel nascondersi all’interno alla fine del video sembra voler presagire la voglia di “scomparire” davanti questa dura prova. Ma la sua sparizione puramente materiale, è impossibile per coloro che hanno dedicato la vita all’arte e alle sue mutevoli sfaccettature. E il suo testamento e la sua figura peculiare che ha cavalcato mezzo secolo di musica con il suo ultimo grido accorato Blackstar hanno difatti suggellato un patto inossidabile tra Bowie e l’eternità.

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