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De André, l'omaggio dieci anni dopo

A dieci anni dalla sua scomparsa – avvenuta a Milano l'11 gennaio 1999 – il personaggio schivo di Fabrizio De André continua a vivere nei ricordi di molti italiani.

Canzoni mai scontate – "Via del Campo", "Bocca di Rosa", "La canzone di Marinella" e molte altre - che danno ancora oggi voce con coraggio e coerenza ai meno abbienti, alle persone messe ai margini della società.

Dieci anni dopo, ecco moltiplicarsi manifestazioni, tributi e grandi eventi. Come quello che Wim Wenders vorrebbe organizzare a New York: un concerto con artisti internazionali, sotto la produzione artistica di Hal Willner. Intanto Genova rende omaggio al grande Faber con la mostra a Pazza Ducale a cura di Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia. Ci sono le lettere ai genitori, i vestiti indossati da De André nei suoi concerti, i dischi e le interviste custodite dalle teche Rai.

E ancora il ricordo di Torino con una serata di musica e poesia al Circolo dei Lettori, quello di Palermo con una appuntamento al Metropolitan, la mostra di Treviso e le vignette, esposte a Roma, di Mauro Biani.

Anche la tv e la radio omaggiano con commozione l’artista: puntata speciale di Che tempo che fa con la serata "Fabrizio 2009", in onda domenica su Rai Tre. In contemporanea, le radio che hanno scelto di aderire all’iniziativa - RadioRai, Radio DeeJay, Rtl 102.5, Radio Italia Solo Musica Italiana, Radio Popolare Network, Radio Kiss Kiss, Radio 24, LatteMiele, Radio Capital e molte emittenti locali – trasmetteranno "Amore che vieni amore che vai", la canzone scelta da Dori Ghezzi, vedova De André, come simbolo di questo ricordo via etere.

Più vivi che mai i ricordi di compagni e musicisti che, con De André, hanno condiviso una fetta di vita o il palco. Tra questi, Franz Di Cioccio della Pfm: "Fabrizio era una persona che o la amavi o la odiavi. E questo succedeva almeno cinquanta volte nel giro di un’ora. Provocava le persone per vedere quale fosse la loro tenuta psicologica. E da quel momento in poi si diventava amici, ci si accettava e ognuno sapeva perfettamente come comportarsi con l’altro. Come succede un po’ in tutte le band rock: si litiga ma poi tutto torna come prima".

E il pensiero di Paolo Villaggio, amico da sempre di De André a cui ha dedicato un documentario, La verità su Faber: "Non vorrei che Fabrizio fosse ricordato per quello che non era. Ci tengo a raccontare chi è stato il vero Faber, un amico con cui ho condiviso la parte più bella della mia vita e la cui arte sta in parte in quello che non è riuscito a trasmettere".

"Fabrizio sarebbe stupito per quello che sta accadendo – ha spiegato all'Ansa la Ghezzi - pensava sempre di poter fare meglio. Non credeva di essere un poeta e non gliene importava. Questi dieci anni sono stati talmente intensi che non sembra siano passati. Sarebbe stato spaventoso se fossi rimasta a casa a rimpiangere. Una reazione di questa portata al decennale non me la aspettavo anche perchè in Italia non siamo abituati a queste cose e vorrei accadesse anche per altre belle teste che abbiamo. E' giusto che la cultura non sia appannaggio del passato".

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