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Delta V, intervista a Carlo Bertotti

A volte per per ritrovare se stessi si deve fare un passo indietro. Bisogna prendersi un periodo di pausa, rilassarsi in silenzio, meditare e poi alzarsi di nuovo, con maggior vigore e con un carico di idee fresche, non contaminate, pronte per essere tradotte in musica.
I Delta V hanno deciso di seguire lo schema tipico delle band che hanno detto molto, moltissimo ma che ad un certo punto hanno rischiato di dire troppo, quel troppo che poteva portare il prodotto ad appiattirsi, a non aver più nulla di importante da dire.

Per Carlo Bertotti e Flavio Ferri non è stata una questione di tempo ma di ispirazione, un tentativo di tornare alle atmosfere malinconiche di Le cose cambiano e aggiungerci più musicalità, non solo fredde sonorità elettroniche, ma chitarre, batterie, sudore e passione "umana".
Per raggiungere questo nuovo step, hanno deciso riportare nella band la voce calda e ammaliante di Francesca Tourè (la splendida interprete di quella cover "Se telefonando" che ha fatto la loro fortuna), immergendola in un mondo di atmosfere dense, cupe, inquiete ma allo stesso tempo mai ridondanti o fastidiose.
I Delta V hanno dunque ripreso un percorso interrotto due anni fa e lo hanno fatto con Pioggia Rosso Acciaio, a dieci anni esatti dal loro esordio. Un traguardo da festeggiare che mette la band di fronte ad un futuro con ancora maggiori responsabilità.
Per fare un primo, inevitabile bilancio, abbiamo interpellato Carlo Bertotti, il fondatore del progetto Delta V, nonchè pensatore e autore della maggior parte dei testi e delle musiche della band.

Prima di tutto tanti auguri per i vostri primi dieci anni di carriera. Un traguardo invidiabile, vista anche la fragilità di molte band che nascono e si sciolgono nell'arco di un tormentone estivo. Voi, al contario, dimostrate di avere del contenuto al vostro interno e non siete solo facciata.
So che per alcuni fare dei bilanci non è mai una cosa piacevole, ora, però questa domanda è quasi d'obbligo...
Figurati, nessun problema. Grazie mille per gli auguri.
La cosa che più mi ha fatto piacere è essere riuscito ad entrare a far parte di un mondo come quello della musica. E' sempre stato il mio desiderio e lavorare in questo campo ora mi riempie di orgoglio. Come per ogni esperienza ci sono stati i pro e i contro ma tutto sommato mi ritengo soddisfatto.
Analizzando il mondo della musica dal di dentro scopri che purtroppo in Italia abbiamo una grande lacuna in fatto di cultura musicale e la libera espressione dei gruppi è limitata dagli steccati imposti dalla discografia.
Purtroppo da noi tutto è sottoposto a rigide regole, siano esse l'iva, i prezzi, o anche i ritornelli.
Il principale colpevole di questa situazione è la tv che fa della musica un uso quanto di più deleterio ci sia, stravolgendone il significato.

A questo discorso ci arriviamo dopo. Andiamo con ordine. Introduciamo il capitolo dedicato al vostro nuovo album e, per farlo, vorrei partire dalla fine e da quel comunicato di Francesco Cossiga, ministro dell'Interno.
Mi vuoi parlare un po' del pezzo S.Babila ore 20?

Nel libretto del cd è spiegato bene. L'idea nasce da un volantino che girò nelle aule universitarie bolognesi nella primavera del '77, nel periodo nel quale morì Francesco Lorusso (cliccate qui per conoscere la storia, ndr).
Era un volantino-parodia, realizzato con l'intento di criticare l'aria di cospirazione tangibile nello Stato Italiano che vedeva del losco in ogni movimento, dei risvolti carbonari in ogni riunione, quasi fossero organizzati in covi posizionati in un "sottosuolo sociale". C'era una forte diffidenza verso qualsiasi azione giovanile e tutto doveva essere rigidamente controllato.
Dalla vicenda fu tratto anche un libro molto bello intitolato "Bologna, marzo 77... fatti nostri...".
Il senso del brano è la sconcertante analogia che esiste fra quegli anni di piombo e i tempi che stiamo vivendo oggi. Viviamo in un periodo nel quale è tutto sommerso, in cui vivere non è semplice, in cui tutto è pericoloso, i politici e la gente vedono fantasmi anche quando questi non esistono. Purtroppo c'è un clima di grande timore e diffidenza.
Il canto è volutamente affidato ad un computer che narra le analogie con tono freddo, asettico. Un semplice narratore esterno, distante da ogni posizione.

Come mai la pioggia è di color rosso acciaio?
Sono parole scollegate fra loro che però per noi hanno un legame logico. Rappresentano lo stato d'animo che avevamo quando abbiamo scritto i pezzi.
Pioggia perchè pioveva quasi sempre durante le registrazioni. Pioggia anche nel senso metaforico della rinascita visto che quando smette di scendere, le nuvole lasciano il posto ad un bellissimo sole.
Rosso e Acciaio rappresentano il cuore, l'emozione, un senso di intimità.

Quanto ci avete messo per produrre il lavoro?
Abbiamo cominciato le sessioni di registrazione nel settembre 2004. Abbiamo registrato per un anno secco divisi fra Milano e Cortona, in Toscana. Poi siamo andati a Torino per il missaggio finale.

La copertina dell'album è molto particolare. Posso chiederti che cosa rappresenta?
Ha il rosso come colore principale. E' uno zuccherificio dei primi del '900 vicino Avezzano. Mi è piaciuto da subito, per me era perfetto per la copertina dell'album.

Parliamo del video Adesso e mai. Dove lo avete girato?
Le riprese sono state effettuate a Genova nel gennaio di quest'anno.

Ho ascoltato il vostro album e le sensazioni che mi ha trasmesso sono quelle di un forte impatto emotivo, malinconico, soprattutto in alcuni passaggi come "I compagni dell'85" e "Pioggia". Possiamo dire che forse questo è il vostro album più intimo ed emozionale?
Ha parecchi richiami con "Le cose cambiano" solo che mentre allora il filo conduttore erano i sentimenti che si generano da un rapporto a due, ora invece il rapporto si espande fra l'io e il mondo che lo circonda.
La malinconia ci ha sempre accompagnato, è uno dei nostri tratti distintitivi.

Parlami un po' del ritorno di Francesca Tourè. Di chi è stata l'idea? Come mai è tornata a cantare con voi?
E' stato un ritorno molto naturale. Quando abbiamo composto i pezzi, abbiamo capito che ci serviva un tipo di voce differente. Abbiamo fatto delle audizioni ma alla fine era Francesca l'interprete ideale. Ci siamo sentiti via telefono e incontrati. Ne abbiamo parlato e lei ha accettato.

Sul vostro sito non sono ancora segnalate le date del vostro tour. Quando partirà?
Partiremo in tournèe in estate e poi proseguiremo anche in autunno.

In passato vi hanno accusato di freddezza a causa di un'eccessiva ricerca di suoni elettronici, campionatori, bassi synth e così via.... Come le avete vissute queste critiche e in che modo hanno influito su questo disco?
Mah, non saprei cosa dirti, io mi curo fino ad un certo punto dei commenti dei giornali. Noi andiamo avanti per la nostra strada e per promuovere la nostra cultura musicale. Comunque nell'ultimo album ci sono molte più aperture alla musica "suonata", alle schitarrate e alle batterie non sintetizzate. Avevamo questa esigenza di essere più un gruppo che suona nel senso stretto del termine.

E' partito due giorni fa il Music Farm, il reality che coinvolge personaggi della musica in cerca di un rilancio.
E' davvero la tv l'unica opzione che gli artisti hanno per ottenere nuovamente quella visibilità perduta? E' davvero così necessario apparire nella musica? Quanto conta l'immagine nel vostro lavoro?

Di questi tempi, purtroppo, la tv sembra l'unica via percorribile per ottenere nuovamente una chance di popolarità. La cosa mi rammarica moltissimo. Guardi gli artisti e gli autori che partecipano al Music Farm e ti chiedi come ha fatto la musica ad arrivare a questo livello. Mixo, ad esempio, è un grandissimo dj che ha molto da dire. Vederlo lì, in tv, a fare l'opinionista mi sembra davvero incredibile, oltre qualsiasi ideale di compromesso.
Poi guardo Sanremo e penso al criterio di scelta degli artisti.
Mario Venuti, un grande artista che stimo moltissimo, ha dovuto partecipare con la band per non restare fuori. Poi leggi i nomi di alcuni gruppi e resti basito. Ma chi li conosce? Non parliamo del regolamento, poi. I Deasonika, che conosco e che avevano un bel pezzo da proporre, hanno suonato una volta sola per tre minuti a mezzanotte e mezzo di un martedì qualsiasi e poi via, sono stati eliminati nell'anonimato.
E poi devo anche sentire che Sanremo vuole promuovere la musica dei giovani. Ma non esiste!
Ovviamente, visto il livello raggiunto dal Festival, i grandi nomi ne stanno giustamente alla larga.
C'e' stata solo l'edizione di Fazio che era riuscita a presentare artisti importanti, i Subsonica su tutti, grazie ad un certo restyling concettuale che vedeva il Festival come una vetrina di qualità e non solo come un mero prodotto commerciale utile a sputtanarsi e basta.
Purtroppo questi programmi tv che si definiscono musicali in realtà sfruttano la musica per una logica non culturale ma prettamente di audience, di "grande baraccone". La musica è merce e poco altro.

La tua è un'accusa che abbraccia anche i reality...
Certo, questi programmi sono una pessima pubblicità per i giovani che non faticano più per fare carriera ma preferiscono fare un provino per sperare di entrare nei reality e diventare famosi anche se molti di loro non hanno davvero nulla da dire. La politica della scorciatoia e' diseducativa in quanto regala solo false illusioni.
E' una cultura sbagliatissima che fa male a tutti noi.

Al discorso sui reality potrebbe legarsi anche quello sugli mp3 e sul commercio illegale del file sharing sul web...
Come per i reality, anche quello del download illegale è un problema di cultura musicale.
Servirebbero delle regole più rigide per agevolare anche la carriera dei giovani artisti emergenti che, in caso contrario, verrebbero penalizzati. Se le vendite calano, le case discografiche si affidano solo ai grandi nomi per limitare le perdite.
Così facendo, però, a vendere i cd saranno solo le band più famose. Si rischia di inaridire la musica, di renderla una nicchia nella nicchia.

Certo, se si abbassasse il prezzo dei cd...
Prima anche io la pensavo così, poi mi sono ricreduto.
Il problema, sono costretto a ripetermi, è dovuto alla mancanza di cultura musicale.
Ci deve essere un motivo se in Italia si scaricano più suonerie che canzoni digitali, nonostante le prime durino solo 30'' e costino il doppio. Il mercato e le tv dettano le regole, purtroppo.
In Francia hanno un vivaio musicale molto florido perchè lì hanno molta cultura musicale. I giovani non hanno problemi ad emergere.

Problema di cultura, dunque...
Assolutamente.

In rete:
- Guarda le immagini dei Delta V
- Il sito ufficiale della band
- Emi Music Italia

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