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Depeche Mode - Playing the angel

Etichetta: Mute - Voto: 6.5
Brano migliore: Damaged people
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Loro sono dei grandi.
Ci fosse ancora bisogno di ricordarlo, noi siamo qui per questo.
Depeche Mode sono stati per molto tempo gli sfigatini dellunderground. Io che ho passato la quarantina da un po me lo ricordo bene.

di Joyello

Per la critica erano dei mocciosetti, nati sullonda della grande stagione elettronica di ventanni fa, con tanto entusiasmo quanto brufoli, sempre (allepoca) un po maltrattati per lincapacità di produrre canzoni epocali. A volte si è proprio ciechi, anzi sordi.
Ma i ragazzi, caparbi e tenaci, hanno lavorato. E sodo! Dopo i due album desordio, stanchi dei continui tartassamenti, hanno voluto dimostrare di avere la capacità di cambiare e di maturare e si sono prodigati nel ricercare un suono più adulto. Niente! Ancora troppo difficile per la critica ammettere le loro capacità e lindurirsi del loro suono venne liquidato in poche sciocche parole.
Fortunatamente il pubblico è capace di andare per la sua strada senza curarsi della spocchiosità di certa stampa. Il loro amore ha reso Depeche Mode delle star mondiali, capaci di  vendite da capogiro (anche) negli Stati Uniti.
Le cose cominciarono a cambiare un po solo verso la fine degli anni 80 e quando decine di carriere di altri gruppi cominciarono e mostrare la corda, loro emersero come meritavano infilando, uno dopo laltro, degli autentici capolavori pop: Music For The Masses, Violator (con il primo inserimento di strumenti elettrici ed acustici), Songs of Faith and Devotion (e il suo trionfale tour) fino a Ultra ed Exciter.
Lanno scorso si sono concessi addirittura il lusso di pubblicare un Greatest Hits compilato con soli remix. Non nuovi remissaggi bensì (forti della loro longevità) remix depoca come quelli realizzati da Adrian Sherwood o Featus. Quante altre band in attività potrebbero fare lo stesso?
Ed oggi eccoli qui a farci nuovamente sbattere il grugno nella loro incredibile maestria. E noi qui, di fronte a loro, al loro nuovo album Playin the Angel a riconoscere, qualora ancora fossimo scettici, la loro tenacia, la loro coerenza e, perché no? Il loro inevitabile ingresso nellolimpo dei grandi della musica pop.

Sono loro ad essere arrivati fino a noi con così tanta dignità. Loro, non i Soft Cell o The Human League. Loro e non i Tears For Fears o gli Yazoo.
Lunico altro caso simile riguarda i New Order che, però, a differenza dei Nostri hanno allattivo un cambio di nome e una lunga pausa dovuta ad uno scioglimento.
E quindi parliamone di questo disco. Playing the Angel, in uscita a metà ottobre, che giunge a  quasi cinque anni da exciter (e dopo le deludenti pubblicazioni soliste di Gahan e Gore)  e ci mostra una band in gran forma, del tutto fresca e generosa.
No, state buoni: non hanno sovvertito i loro canoni, non si sono inventati un bel niente di nuovo. Depeche Mode hanno inciso un album bello e semplice, quasi a ricordarci di essere i paladini della musica leggera internazionale e lestraneità a filoni e a mode. Anche se, va detto, in questo martellante revival di eighties, questo disco apparirà quanto mai moderno.
Le consuete atmosfere decadenti e morbose messe a segno ancora una volta da Martin Gore sono arricchite dai testi (stavolta scritti in buona parte da Gahan) che Dave interpreta con una intensità da capogiro. Ci sono le sue debolezze e i suoi fantasmi, le sue inquietudini e le sue gioie. Cè tensione e dolcezza, misticismo, dolore e grazia e cè anche una punta di gigioneggiante autocitazionismo a riconoscersi un carisma guadagnato col sudore della fronte.
Le canzoni sono puro estratto di Depeche Mode con punte altissime di emotività. Cio che nel disco precedente era riuscita a fare la bellissima Freelove, qui è compito di Damaged People (con la voce di Martin) che mette in scena lindiscussa maestria del trio di trasmettere unemozione con poche note e una sequenza ritmica essenziale.
Squisitamente leggera (ed un po vecchi Depeche) è la leggiadra Lilian nata, forse, per garantirsi un secondo (o terzo) singolo allaltezza del corrente Precious.
Come ogni vera opera darte viene da chiedersi dove stia il trucco. Come i sacchi di Burri che sono così magnificamente comunicativi o i pacchi di Christo che non fanno lo stesso effetto di un pacco qualsiasi, allo stesso modo i dischi dei DM nascondono una formula segreta che li rende affascinanti e preziosi. Pare quasi, e in questo disco più che mai, che il trucco stia nella sottrazione; nel tirar via leccesso lasciando lindispensabile. Qualità e grande ricerca dei suoni, un impatto da brivido e una produzione impeccabile. Lesperienza ha fatto il resto. Il gruppo ne esce magnificamente con convincente coerenza e una voglia di scrivere belle canzoni che non riesce, se non in qualche piccolissimo e trascurabile episodio, a farli sentire superati.
Un applauso.

In rete:

- Depeche Mode, sito ufficiale

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