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dEUS - Pocket Revolution

Etichetta: V2 - Voto: 7.5
Brano migliore: The Real Sugar
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Con una line-up completamente rinnovata, nella quale spicca lex batterista dei SoulWax Stephane Misseghers, i belgi dEUS pubblicano un nuovo disco a sei anni di distanza dal precedente The Ideal Crash.

di Joyello

Ce da dire che in realtà Tom Barman non se nè stato con le mani in mano e, durante questo periodo ha inciso un disco coi Magnus ed uno live in coppia con il pianista Guy Van Neuten senza dimenticarsi di  sviluppare la sua attitudine per il cinema scrivendo e dirigendo un film (Anyway the wind blows, che probabilmente non vedremo mai in Italia).
Cosa labbia convinto a chiamere questo nuovo prodotto dEUS, lo sa solo lui. La formazione, come dicevamo, è stata completamente rinnovata e, dei membri della vecchia band, solo Klaas Janzoons è sopravvissuto (oltre al già citato Misseghers ci sono lex Arno Alan Gevaert al basso e Mauro Pawlowski -una sorta di idolo dei giovani belgi che lo adorano dai tempi in cui era cantante degli Evil Superstar- alla chitarra) e il suono, salvo un paio di occasioni, è piuttosto lontano da quello del precendente lavoro. Cè poco spazio per la sperimentazione; lidea, nelle parole di Barman, era quella di fare un disco da poter riprodurre in concerto con una certa disinvoltura. Non essendo mai stati, dEUS, una band da laptop-set era prevedibile che la direzione del disco sarebbe stata quella del rock più tradizionale e Pocket Revolution  si presenta come un album di pop rock orecchiabile, gigione e multisfaccettato.
Il primo singolo (7 days, 7 weeks) è un piccolo capolavoro di indie pop. Se il mondo fosse perfetto sarebbe già primo in classifica dappertutto. Ma il mondo non è perfetto e dEUS si devono accontentare di un seguito di culto talmente straniante da portarli a suonare in un club italiano davanti a 300 persone e lindomani riempire un palasport ad Anversa, registrare un sold-out allo Sheperds Bush Empire di Londra per poi tornare in qualche micro club tedesco ad esibirsi per 100 indifferenti astanti.
Ascoltatelo bene questo disco perché potrebbe essere uno di quelli importanti. La forza di questa incarnazione dei dEUS è quella di essere riusciti, eludendo ogni classificazione, a mettere a frutto le capacità e gli appetiti di cinque musicisti onnivori e curiosi.
Le potenzialità di The Real Sugar, ballata dal gradevolissimo sapore soul (tra Marvin Gaye e gli Steely Dan), sono quasi palpabili. Talmente che ci si chiede come mai una canzone così non sia ancora diventata un classico. SunRa pezzo che sè portato in copertina il working-title (a definire una sensazione, piuttosto che un riferimento preciso a Sun Ra) ha invece un incedere uptempo,  contundente e veloce da far impallidire The Strokes: uno dei vertici del disco.
Non cè che dire, le canzoni di Tom Barman sono scritte con grande classe e If You Don't Get What You Want o Start Stop Nature, ad esempio, uniscono alla gradevole carica del rocknroll un ingrediente segreto che le trasforma in un battibaleno in squisiti inni POP.
Le spruzzatine di elettronica che si incontrano a sorpresa tra le tracce dellalbum ci fanno pensare al lavoro degli amici Soulwax/2ManyDJ coi quali hanno spesso condiviso palchi e musicisti fin dai tempi del liceo. Come a voler imporre un belgian-sound che, con queste premesse, potrebbe arrivare davvero in alto.


In rete:

- dEUS, sito ufficiale

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