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Disco Drive - Things To Do Today

Etichetta: Unhip records - Voto: 7
Brano migliore: Gonna Love This

T
utta l’ondata del disco-punk dello scorso anno ha generato dei paladini italiani di tutto rispetto. Disco Drive, autori i un disco di esordio davvero degno di nota (What's Wrong With You, People?) giungono con la cresta alta al traguardo del secondo album, quello della conferma. Si intitola Things to do Today e per la sua realizzazione in sala è stato chiamato nientemeno che Steve Revitte (già al banco con Lcd Soundsystem, Black Dice, Liars, Beastie Boys ed altri nomi di medesima caratura). Il suono, dunque, persevera in questa direzione post punk, fornendo materiale rovente per i concerti di una band che fa dell’aspetto live una vera ragione di vita.

Non è possibile, pare, apprezzare completamente i Disco Drive senza averli visti almeno una volta suonare.L’ex gruppo di Andrea Pomini (giornalista specializzato tra i più noti della scena underground che ha lasciato la band dopo l’acclamato Very EP) stavolta prova a misurarsi con sonorità meno spigolose e cerca di rifarsi a maestri illustri come The Velvet Underground (Find Me Animal) ed anche - udite udite!- i primi Cure (Gonna Love This).

Il prodotto ha caratteristiche molto internazionali e non ci stupisce affatto vista la gloria di cui il gruppo gode fuori dai confini nazionali anche grazie ai palchi condivisi con formazioni straniere come !!!, Out Hud e Disbaded. La loro innegabile derivatività (ammesso e non concesso che si tratti di un limite), per una volta funziona alla grande portando a casa un lavoro dalle solide basi con la capacità di aprirsi varchi nell’intricato mondo musicale odierno.E’ un disco giovane che si prefigge il ruolo di portabandiera italiano di un genere che non è tanto nelle corde di noi mangia-spaghetti. E ci riesce, a suono di brani tosti e selvaggi mai privi di una certa docilità in grado di far muovere il bacino anche a chi di solito sta rigido come il marmo come il sottoscritto.

I suoni sono di un realismo impressionante; la produzione della batteria è aperta e aggressiva. Sembra registrata all’aperto. La strumentazione, sapientemente dosata tra elettrica ed elettronica, prende spunti da ogni angolo della terra e in qualche occasione si fa tribale come da scuola del grandiosi Liars (Goodbye). Tutta l’esperienza sul palco ha portato frutti insperati nella realizzazione di un disco maturo e molto vario che ci fa ben sperare nel futuro della musica indipendente Made in Italy.


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