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Dopo 11 anni torna a crescere il cd

Parlano di morte del compact disc. E probabilmente la smaterializzazione della musica finirà con l'annientare definitivamente (quasi) ogni genere di supporto fisico. Sia come sia (foss'anche il famoso ma lugubre canto del cigno) pare che nel primo semestre di quest'anno i cd siano tornati – udite udite: dopo 11 anni – a crescere. Il successo sta tutto in una cifra: +9%, 50 milioni di euro contro i 45 del primo semestre del 2009. C'è di che sgranare gli occhi.

I dati raccolti da Deloitte per conto della Fimi spiegano quest'incremento con tre ragioni precise: il calo dei prezzi, in particolare per le vecchie registrazioni, l'effetto dei talent-show che hanno fatto fiorire una nuova fascia di acquirenti e il recupero del repertorio italiano (che costituisce il 53% delle vendite con il 42 della musica estera) che a sua volta è fruito da un pubblico adulto e generalista, assai meno incline a smanettare – legalmente o meno – di fronte a un monitor.

Tuttavia, il digitale legale (iTunes, Beatport e soci) continua a crescere, facendo registrare un +15% e generando ricavi per 11 milioni di euro nei sei mesi. Messo tutto insieme (cd e digitale) il conto arriva a 67,1 milioni di euro di fatturato fra gennaio-giugno 2010 contro i 62,3 dell'anno scorso (+7,7%). Non male, per un supporto e un mondo che erano dati per spacciati.

In rete, in particolare, piacciono di più i singoli (+37%) e gli album (+24%), ma crescono anche lo streaming audio-video e i servizi in abbonamento, che registrano un enorme +120%. Crollano invece suonerie e mobile downloads. Male infine i vinili, per i quali pareva essersi creata una nuova, solida nicchia ( -13%) e bene i dvd musicali.

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