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EELS with strings Live @ Sala Verdi, Conservatorio di Milano, 08.10.05

Che il signor Everett non avesse proprio tutte le rotelle a posto qualche dubbio cè sempre stato. Sabato sera, prima dellunico passaggio italiano del tour acustico degli Eels al consevatorio (la migliore acustica e i sedili più scomodi di Milano) ne è arrivata la puntuale conferma.

Non è da tutti infatti intrattenere un pubblico in febbrile e fischiante attesa prima con un episodio di Cheburashka, idolo dei bambini sovietici degli anni 70 e poi, ancora più angosciante dellumorismo naif socialista, un minidocumentario autocelebrativo che, a dirla tutta, sapeva molto di necrologio.
 
Comincia alle dieci in punto con il ritmo facile facile di Fresh Feeling il set degli Eels in formazione da camera: una sezione darchi al femminile, Big Al Hunter al contrabbasso, uno spaventoso Chet Lyster a tutti gli altri strumenti, ed un signor E con tanto di bastone, sigaro, cappello e completo nero da chassidico chic.
 
Sarà stato per le luci, disposte in modo da nascondere il viso di mr. E, o forse per un primo tentativo di interazione con il pubblico andato a male (bla bla bla english bla bla bla wed better play music) ma per la prima mezzora il concerto stenta a decollare, con il risultato che nella freddezza generale lunica sensazione che dal palco arriva chiara al pubblico è lolezzo dei sigari che E fumerà per tutto il concerto.
 
Il ghiaccio viene finalmente rotto quando E, rimasto da solo sul palco dopo aver concesso ai suoi compagni una breve pausa, sveste i panni fin troppo teatrali da consumato e tomwaitsiano performer e riesce finalmente a strappare un sorriso al pubblico (Are you ready to rock? Yeah? Sorry, wrong concert) per poi attaccare una Railroad Man chitarra e voce da brividi.
Al rientro della band sembra di assistere ad un altro concerto.
Si attacca con la stralunata Truoble With Dreams che finalmente smuove il rocchettaro che covava impacciato ed intimorito in ognuno dei 1500 presenti, molti palesemente a disagio in un ambiente così alieno come una sala da conservatorio. Pubblico che poco dopo finirà definitivamente al tappeto con un toccante uno-due (If You See NatalieI'm Going To Stop Pretending That I Didn't Break Your Heart) che avrebbe commosso anche Jack lo squartatore.
 
Si prosegue così in discesa, con unovazione alla fine di ogni pezzo. Persino dopo una versione rumoristica e invero piuttosto noiosetta di Novocaine For The Soul in cui, per la gioia dellAlvaro Vitali che risiede in ognuno di noi, come se non bastasse la sega suonata con larchetto da Chet Lyster, in mano della violoncellista Ana Lenchantin compare un vibratore che la musicista sfrega contro il microfono creando un metallico ed ipnotico rumore di fondo.
Chiude il set la splendida Climbing To The Moon (da Electro-shock Blues).
I bis servono soprattutto a tributare a mr. E e soci il meritatissimo tributo di applausi e al pubblico per battere il tempo e sgranchirsi al ritmo di Hey Man (Now Youre Really Living) e Dog Faced Boy.
 
Tirando due somme quella di sabato è stata senza dubbio una serata da cero anchio, ma che ha avuto forse il limite di non mostrare in pieno tutte le sfumature delluniverso Eels. Un mondo fatto, sì, di malinconia, intimismo e teatralità, ma che per essere appreso in pieno ha bisogno anche di momenti senza giacca e cravatta. Sia sul palco che in sala.
Per quello ci saranno altre occasioni. Si spera molto presto.
 
 
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