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Effetto "extraterrestre": i Tokio Hotel raccontano "Humanoid"

 di Diletta Parlangeli 

Sono idolatrati. E lo sanno. Le domande del tipo “Chi vi ha influenzato musicalmente?” gli fanno venire i capelli dritti (come se non lo fossero già abbastanza). Tokio Hotel, leggi aria da ragazzini in corpi da star. Si presentano mentre la folla di ragazzine assedia l’hotel vicino alla stazione Termini di Roma da ogni lato (in senso letterale).

Il loro nuovo cd, “Humanoid” esce il 2 ottobre, ma hanno già dato spettacolo in piazza del Popolo a Roma per il Coca Cola Live @ Mtv, di fatto la loro prima tappa promozionale italiana. Inutile dire che dei quattro (i due gemelli più Georg Listing e Gustav Schäfer), il leader indiscusso è il frontman Bill Kaulitz: "All'inizio ci siamo portati dietro il vecchio materiale, poi ci siamo voluti staccare dalla prima produzione 'basso-chitarra-batteria' - spiega - sperimentando di più suoni elettronici". Di influenze musicali, appunto, neanche a parlarne: "Non ne abbiamo, e sarebbe per altro impossibile farle conciliare visto che abbiamo tutti gusti diversi". Ma la verità, a quanto pare, è un'altra: "Se poi uno fa musica, sta sempre in sala studio e non ha nemmeno il tempo di concentrarsi su altri gruppi: la scena ti passa davanti e neanche te ne accorgi".

Tom (che ha scurito il colore delle treccine), annuisce alle parole del fratello Bill, che sfoggia la nuova capigliatura da istrice con tanto di cresta a sostituire la precedente chioma leonesca. Smalto verde opaco, occhi truccati di nero, collare: ma lui al look non ci ha mai pensato. "Quando abbiamo iniziato non ci siamo posti minimante il problema. Non essendoci mai creati un’immagine, non ci sarà bisogno di cambiarla". Non fa una grinza. Hanno pensato piuttosto ad una sorta di filo conduttore per il nuovo album, cosa che avevano definito "riduttiva" parlando dei lavori precedenti: "C’è un fil rouge che è qualcosa di extraterrestre, anche se resta il fatto che ogni canzone nasce da un sentimento diverso, di gioia o tristezza, quindi ha una vita a sé". Con Humanoid, che hanno già lanciato in digitale con il primo singolo “Automatic”, i quattro fanciulli tedeschi vogliono arrivare in Giappone, anche se chiariscono che non è stata approntata ancora nessuna strategia in merito.

Prendono coscienza di essere ormai delle stars, sempre in macchina e in qualche albergo (non a caso la scelta del nome), "vittime" della stampa che inventa i più improbabili gossip ( scherzano) e con frotte di ragazzine adoranti al seguito. E se non fanno caso né all’immagine né alle ispirazioni musicali, le fans le notano eccome, specie se italiane: "Hanno un grande temperamento- dice Tom - ci mostrano i cartelli con scritto 'Prendimi!' e questo ci piace".

E nonostante l’aurea da show biz che si portano dietro, quando iniziano a lanciarsi addosso pezzettini di plastica durante la presentazione del loro album, tutto diventa più chiaro: dietro la cresta di Bill e l’aria severa di Tom, dietro i capelli lisci di Georg e gli occhiali del posato Gustav, ci sono dei ragazzi. Dei ragazzi in corpi da star.

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