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Elio e le storie tese, vangelo apocrifo degli italiani

di Simone Cosimi 

'Per favore, canonizzazione rapida, santi subito'. Forse la santità è un po' troppo anche per loro. Ma questo commento di un utente su Youtube dà l'idea di ciò che le sbellicanti instant song di Elio e le storie tese, snocciolate ogni notte a Parla con me su Raitre, siano diventate per buona parte dell'opinione pubblica italiana: una terapia al nauseabondo teatrino quotidiano. Si dirà: un antidoto costituito da un altro teatrino. Senza ombra di dubbio. Ma c'è da dire, anzitutto, che gli Elii il teatrino lo fanno di mestiere: è l'altra sponda che dovrebbe sottrarre del materiale al contrario abbondantissimo. Un lavoro fatto d'ironia, creatività (il passaggio da Samarcanda di Vecchioni ad Africa dei Toto, nel pezzo dello scorso anno In generale, è qualcosa di ghiottissimo) e spregiudicata irriverenza. In una formula: Elio, Faso, Cesareo, Meyer, Jantoman e l'ineguagliabile Rocco Tanica sono ormai l'antistress serale di milioni di italiani. Disinnescano il brutto che c'è in noi. E soprattutto in loro.

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'Di fronte a quanto accade o ridi o t'incazzi – dice infatti oggi Elio su Repubblica commentando i due milioni di visualizzazioni della loro Bunga Bungae a noi piace ridere perché chi si incazza risulta antipatico'. Per carità, non è una novità: sono vent'anni che il supergruppo milanese svezza a pane e demenzialità generazioni di nerdacchioni che fino a qualche anno ne fa custodivano gelosamente il segreto fra cassette e cd che passavano di mano alla massonica. Poi, diciamo dalla metà degli anni Novanta anche se prima c'era già stato molto, qualcosa è cambiato grazie al boom della Terra dei cachi al Sanremo del 1996. Così, dall'universo della stravaganza pura il sestetto (che poi tale non è) ha assunto un ruolo di surrogata militanza musicale. I loro dischi s'aspettano non (più) solo per il divertimento fine a sé stesso ma per capire come il gruppo ha digerito quanto accade nei palazzi della politica, nella società, sui giornali. Segno di un'opinione pubblica malata, ovviamente, quello in cui una band pur dotatissima ed esilarante diventa l'agenda digestiva di una schiera di coscienze abbrutite dalla banalità del politico.

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Infine, col sodalizio televisivo a Parla con me, che va avanti da un paio d'anni, hanno assunto l'attuale ruolo di vangelo apocrifo della sera, almanacco della salvezza spirituale. Orgia on my mind è solo l'ultima delle perle messe in piedi nel giro di qualche ora: 'Dobbiamo ringraziare il premier per tutto il materiale che ci fornisce – continua Elio – talmente tanto che non ce la facciamo a stargli dietro, ci vorrebbe una trasmissione tutta per noi'. No, caro Elio, una trasmissione tutta per voi sarebbe il peggior regalo che ptreste farvi.

Provate ad ascoltare i pezzi degli Elii uno dietro l'altro: come accade nella satira più autentica e potente, la carica rischia di perdersi minuto dopo minuto. Questo, almeno, per un pubblico normale e non di folli aficionados. Il valore aggiunto di un lavoro come quello del gruppo meneghino sta piuttosto nel sapersi gemma incastonata in un programma breve e interessante come quello della Dandini: sai che li troverai lì, a quell'ora, tutte le sere o quasi. Rivederli su Youtube assume già un sapore diverso. Dal trittico su Ruby (Ruby Ruby, Ruby tuesday e Ruby baby) fino ai versi riservati a Mara Carfagna, i pezzi di Elio e le storie tese vanno presi cum grano salis. Abbondare non serve: occorre piuttosto inghiottirne le giuste dosi, come fossero una salvifica medicina prima di addormentarsi. Che mette in pace il corpo e rinfranca l'umore senza l'acidulo rigurgito dell'eccesso. L'esatto opposto della stupidità comica dei Checcho Zalone di turno, che infatti piace a tutti. Gli Elii, nonostante il successo e le presenze in radio e tv collezionate da anni, continuano (per fortuna) a non piacere a tutti. Così sia.

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