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Elvis Costello (Live With The Metropole Orkest) - My flame burns blue

Etichetta: Deutsche Grammophon - Voto: 7.5
Pezzo migliore: My flame burns blue

Che Elvis Costello sia un personaggio di grande rilievo nel panorama della musica moderna è piuttosto fuori discussione.
Nato artisticamente nel florido periodo della fine degli anni 70 inglesi, si è conquistato il rispetto di pubblico e di critica fin dai primi passi, accontentando i seguaci dell'allora neonata corrente Punk unitamente ai critici più conservatori.
Il suo nome, Elvis, lo avvicinava ai nostalgici del rock'n'roll e il suo fuzzin' innovativo lo metteva sul podio dei pionieri della new wave.


Instancabile e poiledrico, nel corso degli ultimi 30 anni, Costello si è misurato con praticamente tutte le discipline musicali senza mai, per questo, apparire scostante.
Malgrado qualche scivolone di percorso, la sua carriera è costellata (nomen omen) di successi. Tali e tanti da rendere possibile, oggi, un doppio live dalle caratteristiche curiose e intelligenti. Il fatto stesso che a pubblicarlo sia la prestigiosa Deutsche Grammophon rende l'idea di quanto Costello goda di indubbia credibilità anche tra i colossi dell'industria discografica My Flame Burns Blue, raccoglie brani storici e inediti dell'artista, arrangiati per voce, piano e orchestra (la Metropole Orkest) in un doppio album che ha, nonostante l'impianto strumentale, una energia davvero stupefacente. Favourite Hours e Put anyway forbidden plaything (ascoltabili in streaming nella home page di Costello), ondivagando tra Prokofiev e Philip Glass si candidano perfettamente a portavoce ufficiali della caratura di questo prodotto. Ma è soprattutto quando vengono toccate certe corde del passato che viene facile lasciarsi andare a momenti di autentica nostalgia: God give me strenght, scritta col maestro Bacharach, in una versione più o meno pedissequa all'originale, in questo disco appare quasi inevitabile mentre Watcing the detectives, arricchita da un sapore jazz da big band, diventa immortale come uno standard di Chet Baker. Ed è proprio a Baker che il pensiero vola mentre dal CD giungono le note di Almost Blue (che il musicista incise in una struggente interpretazione pochi mesi prima di morire) che in questa preziosa versione ha il sapore decadente e melanconico tanto caro al trombettista americano e che appare incredibilmente vicina alle divagazioni orchestrali di Billie Holiday. Commovente.
Un disco all'apparenza snob che nasconde invece una grande ironia nel celebrare la carriera di un artista che nel mondo ha davvero pochi eguali.

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