Excite

Excite intervista Giovanni Allevi

La voce al telefono è calda, simpatica, serena.
Giovanni Allevi non ama la fretta, pensa bene prima di parlare e le sue non sono mai risposte scontate.
Il pianista italiano piu' in voga del momento non sente sulle spalle la pressione perchè "io sono solo un mero esecutore delle volontà della musica. E' lei che si prendere la responsabilità del risultato finale, non io".
E' un tipo particolare, creativo, un genio, addirittura.
Pensate solo che il piano lo suona solo quando si esibisce dal vivo.
Come si esercita? Su una tastiera immaginaria...
Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio.




Ciao Giovanni, prima di tutto complimenti per Joy, il tuo ultimo lavoro. L'ho trovato sinceramente molto coinvolgente ed azzeccato. Ne ho apprezzato soprattutto due qualità: la sua positività e la sua delicatezza. Dove lo hai "partorito"?
L'album è stato realizzato un anno e mezzo fa ed è nato... in ambulanza.
Ti spiego. Ero reduce da un tour lunghissimo prima negli States e poi in Cina. Ero tornato a Milano ed ero sul marciapiede sotto casa mia. Ad un certo punto mi sono messo a ripensare a tutta la tensione accumulata in questi due anni di live, tensione che avevo lasciato sopita forzatamente durante il tour. Improvvisamente è venuta fuori tutta insieme ed è stato in quel preciso istante che ho avuto il mio primo attacco di panico. Quella che mi è venuta addosso, però, era una tensione positiva, quasi piacevole. Mi sono ripreso che ero in ambulanza, con linfermiere che mi teneva la spalla e mi diceva di stare calmo. Io ero lì, con il cuore che batteva all'impazzata e con gli occhi che guardavano fuori dal finestrino ed è allora che mi è arrivata in testa una melodia dolcissima che si faceva largo in mezzo al dolore.
La melodia lho poi ripresa, ha cambiato forma e, attraverso le mie dita e il mio pianoforte, si è trasformata in Panic, il primo brano dell'album.

- Chi ascolta jazz in Italia è spesso stato considerato come uno un po' snob e intellettualoide. Una persona stravagante, insomma. Come mai questa etichetta secondo te?
Beh, prima di tutto vorrei puntualizzare che io non faccio jazz. Non sono e non mi reputo un jazzista.
Comunque hai ragione e ti spiego i motivi di questa etichetta.
Il jazz è uno dei fenomeni piu straordinari che il 900 abbia mai partorito. Inizialmente era l'emblema della giocosità, era un genere riservato ai neri dAmerica, ad un pubblico popolare, era improvvisazione e gioia. Poi, nel brevissimo spazio di sessantanni (negli anni 60-70), è diventato piu elitario, piu snob, divenendo un genere piu astratto, allontanandosi dalle sue radici. E' emigrato dalle sue origini diventato piu europeo e ha inevitabilmente coinvolto un'audience piu intellettualoide, elitaria, meno popolare. Ora sta pian piano tornando alle origini ma cè ancora parecchia strada da fare.

- Dall'ascolto del disco personalmente ho percepito un lavoro "senza genere", molto libero nel suo fluire: te, il pianoforte e la musica che veniva fuori spontaneamente.
Che tipo di messaggio pensi possa recepire un ascoltatore che ascolta la musica di Joy?

Io non voglio trasmettere nulla semplicemente perchè non sono io a decidere. Fa tutto la musica.
E la musica che bussa al mio cuore, mi arriva dallalto, entra dentro di me, prende il possesso della situazione, si evolve e alla fine, solo alla fine, esce fuori dalle corde del pianoforte. E la musica che detta le regole prendendosi meriti e polemiche. E' bellissimo perchè in questo modo io mi sento sollevato delle mie responsabilità. Io sono solo un mezzo, uno strumento al servizio della musica.

- Troppo facile, così.
Macchè. In realtà è difficilissimo. La musica che entra nella mia testa è grezza e ha bisogno di un lungo periodo di incubazione e di esercizio per elevarsi. Un lavoraccio.

- Il tuo percorso musicale e la tua carriera ti hanno portato a contatto con tipi di pubblico, dagli ospiti del Blue Note di New York alle folle di ragazzi ai concerti di Jovanotti. Qual è il pubblico di Giovanni Allevi? E quale vorresti che fosse?
Il pubblico che vorrei è esattamente quello che ho. Non ne vorrei uno diverso perchè ogni persona che ascolta la mia musica e viene ai miei concerti è unica e irripetibile. Non bado alla quantità visto che durante i miei primi concerti non cerano piu di dieci persone. Limportante è quello che la musica riesce a trasmettere. Se riesco a donare qualcosa a livello di emozione, allora ho raggiunto il mio obiettivo. Non ho mai dato importanza al numero ma al messaggio.
I miei ascoltatori sono trasversali, vanno dai ragazzi fino agli anziani, sono un popolo di sognatori, poeti e visionari, nascosti dentro le splendide persone comuni.
Così ho scritto nel libretto del cd. Questa è la verità.

-Passiamo ad una serie di aneddoti che ti riguardano scovati in rete. Vorrei che tu mi confermassi la loro veridicità. Sei pronto?
Vai

- E vera la storia che all'esame di ammissione per la composizione del conservatorio di Fermo un commissario ha commentato la tua Fuga: "O ha copiato la Fuga, o Giovanni Allevi è il nuovo Brahms "?
Verissima. Tanto che da lì cominciarono le mie prime ansie da prestazione. Capisci bene, uno che ti dice una cosa del genere ha delle aspettative nei tuoi confronti difficilmente gestibili.
Comunque è proprio da quellepisodio che cominciò una serie di diatribe con il mondo accademico che mi portò a lasciare quella filosofia di pensiero.
La gente che esce o che studia nelle accademie pensa di vivere in una Torre davorio e tutti coloro che sono fuori sono un mondo a parte, inferiore. Chi suona in modo accademico pensa che l'ascoltatore sia ignorante che non capisce la vera musica.
Io prima la pensavo così, poi me ne sono subito allontanato e ora sono uno dei piu acerrimi nemici del pensare accademico. E per questo motivo, forse, che le accademie non mi sopportano.

- E vero che una sera al ristorante, per incontrare il maestro Muti, indossasti i panni di cameriere?
Verissima anche questa. Immaginati la scena. Io arrivo al tavolo per servire il maestro e a quel punto mi sale una tensione pazzesca. Pensa se sbagliavo una mossa e gli versavo tutto sul completo...

- Come è Muti?
E come lo vedi in tv. Austero, elegante. Lautorità somma. Incute terrore...

- E vero che per suonare al Blue Note di New York (locale che ora frequenta spessissimo, ndr) la prima volta ti sei presentato personalmente al proprietario chiedendogli di ascoltarti suonare e aspettandolo per giorni?
Sì. Ma negli States è una cosa normale. Fa parte del celebre american dream. E tutto un altro modo di vedere la musica. Questa è la differenza che cè con lItalia. Da noi va di moda la frase: Ma chi te lo fa fare?, ma dove vuoi andare se non conosci nessuno. Lì, invece, gli artisti pensano sempre in grande, con un atteggiamento molto piu ottimista. I musicisti si mischiano al popolo, fanno parte di esso. Noi, al contrario, siamo molto piu' elitari.

- Quali sono le cose che ti piacciono meno nella musica di oggi?
Sicuramente il fatto che è in atto un clamoroso autolivellamento generale che ha portato ad unofferta musicale piu ampia e spersonalizzata. Il pubblico non fa in tempo ad affezionarsi ad un artista. Il giovane oggi ha lidea che la musica che ascolta sia di puro consumo, una musica usa e getta.
Credo che sia lartista a doversi guadagnare la fiducia del pubblico. Non viceversa. Lo deve fare attraverso una musica onesta. Io quando ho unilluminazione non penso se un pezzo è commerciale o no. Io lo manipolo, lo sistemo, gli do corpo e poi lo suono. Non faccio necessariamente cose di facile consumo.

- Qual è la tua tecnica di composizione? Come nasce un tuo pezzo? Ti metti davanti al pianoforte e cominci ad improvvisare oppure ti concentri sul tema da trattare?
La seconda. Non sono io che compongo ma è la musica che fa tutto da sola e utilizza il mio corpo e il mio essere per fluire fuori, sul mio pianoforte. La musica mi cade in testa, mi dice come vuole essere trattata, prende forma, cresce e poi, solo alla fine, esce sul pianoforte. Dal cielo alle mani, insomma.

- Sei un perfezionista? Sei dellidea che una canzone ha una propria fine e non puo essere migliorabile oppure no?
Non sono come i jazzisti che pensano che un brano sia sempre migliorabile grazie allimprovvisazione. Io sono dellidea che quando la musica è fatta e segue un suo logico percorso, allora è a posto così.

- Quanto è utile internet per un artista?
Internet è una fonte inesauribile di informazioni. Dirò una cosa banale ma è così. In cinque minuti hai accesso a tutte le informazioni di cui hai bisogno. E anche un ottimo tramite per diffondere la mia musica.

- Diffusione, appunto. Arriviamo ora ad un altro punto: che ne pensi della libera fruizione della musica online?
Farò il bastian contrario ma io sono assolutamente a favore del libero commercio gratuito di musica online. Te lo dico perchè ho moltissime persone che si comprano il cd dopo aver scaricato i brano ed essere, di conseguenza, venuti ai concerti.

- E vero che non hai un pianoforte in casa?
E vero. Quando arrivai a Milano avevo un appartamento talmente piccolo che il mio pianoforte non sarebbe mai entrato. Fu per necessità che imparai, dunque, ad utilizzare una tecnica che mi permetteva di elaborare mentalmente un brano e poi riversarlo su una tastiera inesistente. Il pianoforte era immaginario. Le mie dita suonavano il nulla.
Lunico contatto che ho con un pianoforte vero è quando suono dal vivo. Per il resto mi affido alla mia mente.
Calcola che anche lalbum Joy è stato suonato per la prima volta in studio di registrazione.
Ovviamente questa tecnica la utilizzo per i brani miei e non per riproporre quelli di altri musicisti che, al contrario, richiedono ore e ore di applicazione davanti ad un pianoforte.

- Incredibile. Impossibile, anzi.
Eh. Ti assicuro che invece è la verità.

In rete:
- Tutti i cd di Giovanni Allevi
- Il sito ufficiale
- Scarica le suonerie del momento

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