Excite

Fabrizio Moro canta il caso-Noemi?

"Non si può avere le foto scandalistiche sui giornali le tette di tua moglie al vento proprio non si può portarsi a letto le ventenni quando hai settanta anni e fare i danni [...] a meno che tu non sia il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli, l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale Barabba".

Ci va giù pesante, Fabrizio Moro (nella foto sopra di Alessio Pizzicannella). Excite lo incontra al fresco del giardino dell'hotel Franklin di Roma, due passi da piazza Mazzini, l'ex guardarobiere di Guidonia esploso a Sanremo giovani di due anni fa con la fortissima Pensa. E subito si parte con Cardinale Barabba, uno dei sei pezzi che compone il nuovo Ep in uscita oggi per Warner, intitolato semplicemente Barabba: "Tutti abbiamo conosciuto un Barabba – attacca Moro – siamo tutti raccomandati. La mia diffidenza non è rivolta all'attuale presidente del consiglio, in realtà, ma a molte delle figure istituzionali. Senatori a vita collusi con la mafia, parlamentari strapagati, nani e ballerine: il sistema è totalmente sbagliato. E io non posso far altro che pensare a mio figlio, che nascerà ad agosto. Sarò il suo Barabba, quello che lavorerà per lui. Possiamo intervenire solo sui nostri affetti, non c'è altro".

Anche se il testo sembra cucito su misura sull'attualità più stretta, sul caso-Noemi e le veline piazzate nelle liste elettorali: "Si, ma infatti. Solo che l'ho scritta anni fa.Questo ti dimostra che di Berlusconi intorno a noi ce ne sono tantissimi, da sempre".

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Vive in uno stato di assoluto disincanto, il cantautore che oggi vive a Santa Lucia di Fonte Nuova, nei pressi di Roma. Un disincanto che rasenta il cinismo, ben dipinto nelle tracce del nuovo disco: "Il cantautore non dev'essere un eroe – continua, occhiali appesi alla maglietta con pelo incipiente e jeans sdruciti – non deve salvare il mondo, al massimo pungolare i veri eroi o raccontarne le gesta. Se fossi un eroe, sarei morto, come tanti in Italia. Anche le operazioni tipo Domani, per l'Abruzzo: spero e credo ci sia passione e altruismo, ma mi pare che in questo paese nelle emergenze ci sia sempre una mobilitazione eccessiva, d'immagine, che tenta di colmare il vuoto dell'ordinarietà".

Imbracciare una chitarra, chiudersi in uno studio o girare per i concerti ("Faccio tutto, suono ovunque, non me ne frega nulla della selezione"): questo l'unico obbligo del musicista. "Posso solo esprimere un disagio, e lavorarci intorno – s'infiamma Moro – dare un campanello d'allarme, ma poi fine. Pensa a Rino Gaetano: per me è stato importantissimo, ha cercato di cambiare qualcosa denunciando un certo tipo di sistema, ma non ce l'ha fatta. Se ti interessa cambiare le cose non canti canzoni, scendi in piazza, magari col bastone".

"Non si può, andare in giro in volo e mai con il metrò, avere un bel conto in tasca per rilassarsi un po' avere dieci case sparse in tutto il mondo no non si può".

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