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F**k Buttons - Street Horrrsing

Etichetta: ATP / Godfellas - Voto: 8
Brano migliore: Race You To My Bedroom/Spirit Rise


Viene da chiedersi come mai Andrew Hung & John Power (già noti come Hung & Power, semplicemente) abbiano deciso di cambiare il moniker pur consapevoli del fatto che quello nuovo, nel bacchettone Regno Unito, potrebbe penalizzarli. Io stesso nel mio piccolo devo scusarmi per usare, al posto della famigerata parolina di quattro lettere, la sua configurazione grafica standard coi due asterischi. Non è certo per miei eccessi di pudore quanto piuttosto a causa di molti firewall (adottati da grandi aziende) che oscurano immediatamente qualsiasi sito in cui “quella” parolina appare…

Detto ciò parliamo di Street Horrrsing (sì, con tre erre) che è un disco di musica elettronica ottimamente realizzato e che riesce, con stile e buon gusto, in un gioco citazionista che non corre mai il rischio di diventare stucchevole. I riferimenti sono diversissimi, dalla musica futu-rumorista di Luigi Russolo fino alle divagazioni drone dei primi Suicide, con in mezzo una valanga di suoni e campioni messi assieme con precisione e consapevolezza.

Sei brani di media lunghezza (trutti tra i sette e i dieci minuti, con un’unica eccezione sotto i quattro) che prendono in considerazione la scuola della motosega di Adrian Sherwood e quella del soffice glitch di Kruder & Dorfmeister per ottenere un prodotto corposo e affascinante adatto ai Lounge Bar di Brian DePalma. L’ascolto non è immediatamente facile ma se gli date un po’ di tempo, vi accorgerete di quanto sia ben congeniato.

La strumentazione consta di vecchi sintetizzatori e di computer di ultima generazione. Si sentono i gorgoglii del Korg Poly800 e i ronzii inconfondibili dei vecchi (pardon, Vintage) Minimoog monofonici vivere in perfetta armonia con le ritmiche sintetiche generate da Reason. La musica è cinematica e onirica, dalle casse escono momenti dark affiancati a suadenti tappeti romantici dove le visioni di speranza (Sweet Love For Planet Earth) fanno comunella con le angosce provocate dai loop chiusi e nevrastenici posti in contrapposizione. L’inquietudine generata dall’ascolto di Okay, Let's Talk About Magic è tangibile.

Le vocine horror ed il tappeto ripetitivo del synth evocano visioni da incubo elettronico che sfumano in un campione di rumore-bianco modulato fino a diventare la melodia malata della traccia seguente (Race You To My Bedroom/Spirit Rise) che non da tregua né consolazione. Una conversazione incomprensibile tra due walkie-talkie ci fa immaginare momenti angoscianti, un dolore che si avvicina all’inquitudine e che non promette nulla di buono. È della traccia successiva, la brillante (già nel titolo) Bright Tomorrow, il compito di riportare un po’ di serenità; e la sua cassa in quattro ci riesce per qualche secondo. Poco dopo si affacciano apocalittiche scogliere sulfuree dense di tormento ed angustia e il fiato ricomincia a mancare.

Un disco che somiglia ad un film, per le immagini del quale ognuno può e deve sentirsi libero di agire come meglio preferisce.


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