Excite

Florence + The Machine, una rossa troppo vestita

di Simone Cosimi 

Dispiace ascoltare un bel disco per un sacco di mesi – nella fattispecie Lungs, uscito l'anno scorso – e poi ritrovarsi di fronte a un live che non convince, non scalda, non muove una paglia. Peccato, perché Florence Welch, meglio nota come Florence and The Machine, i numeri li avrebbe pure. Il problema sta nascosto nell'atteggiamento: se sali sul palco per lavorare, e non per comunicare, la gente lo percepisce. E si raffredda, anche in una sera d'estate che non volano nemmeno i pappagalli parrocchetti.

Poi lascia stare che la Cavea dell'Auditorium-Parco della musica di Roma, giovedì 22 luglio, era piena di inglesotti e irlandesotti in gita nella capitale (devono avergli inserito il concerto nel pacchetto assieme all'albergo e alla foto coi gladiatori pataccari, sennò non si spiega). E che quindi hanno prodotto la cagnara che era giusto produrre – d'altronde se Lungs ha toccato il primo posto nelle loro charts, qualcosa vorrà pur dire. Fatto sta che la rossa ventiquattrenne strilla dall'inizio alla fine, sembra spesso tanto smarrire la cognizione delle sue sinuosità vocali traghettandole verso il rumore puro, svetta (troppo) su un'onestissima band in cui si salva solo la sezione ritmica. Insomma: tutti i crismi di un one-woman-show. Solo che mancava la woman.

Flo, come la chiama la sua crew, cerca di saltellare qua e là, percuote come un'ossessa una cassa, lancia gridolini impazziti ma non riesce a fare altro. Non sa ballare, si muove con ripetitività, non dice nulla, non è impacciata ma priva di fantasia, per quanto le sue belle gambe facciano ogni tanto capolino da quell'orribile vestaglietta da partoriente che s'è messa addosso per tutto il tour, che proprio a Roma ha chiuso i battenti. In una parola: artificiosa. E forse anche un po' immatura dal vivo. D'altronde non basta un bel disco per far crescere il pelo che serve a suonare di fronte a migliaia di persone. E soprattutto a convincerle fino in fondo.

Il concerto va via velocissimo: un'ora e mezza scarsa da Howl fino alla magnifica Dog Days Are Over passando per quel singolone spacca tutto che è You've Got The Love, e che pure s'inceppa come l'ultimo dei moschetti fascisti sul fronte sovietico. In mezzo Drumming Song, Cosmic Love, Girl With One Eye, l'inedita Strangeness & Charm (con tanto di battutina pienamente britannica: 'Questo è un brano inedito, è la prima volta che lo suono a Roma'), la cover di Hosptal Bed dei Cold War Kids, l'altro singolone Rabbit Heart e poco, poco altro. Fra Kate Bush, Cindy Lauper e Dolores O'Riordan. Senza il peso specifico di nessuna di queste tre.

L'impressione finale è che internet e la moda rischino di combinare grossi pasticci sotto il profilo artistico. La rete perché consegna una popolarità inimmaginabile a personaggi che, nei decenni scorsi, se la sarebbero dovuta conquistare con un po' più di tempo e sudore ma con le conseguenti conquiste sul piano espressivo. La moda perché spesso porta le grandi strutture (proprio per seguire i gusti di pubblici che conoscono poco) a consegnare un'arena da 3.500 persone a chi meriterebbe un locale da 700. Troppa grazia.

 (foto © LaPresse)

musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017