Excite

Gigi Cavalli Cocchi, l'intervista di Excite

Hanno cominciato con Ligabue e lo hanno accompagnato fin sulla soglia del trionfo.
Poi hanno continuato a suonare sul palco accanto a lui nelle varie tournèe in giro per l'Europa e nella serata dei record a Campovolo, dove Ligabue e la sua band, i Clan Destino, si esibirono davanti ad una folla oceanica di 185.000 persone.

Oggi Gigi Cavalli Cocchi, batterista fra i più apprezzati in Europa, colonna portante dei Clan Destino, grande amico del Liga e, a suo tempo, percussionista dei CSI, si ritrova davanti ad una nuova avventura.
Lui, che in carriera ha suonato anche con Ian Anderson dei Jethro Tull e collaborato con David Jackson dei Van Der Graaf Generator, ha deciso di mettersi di nuovo in gioco con i Club Destino, band nata da una costola dei ClanDestino, con l'aggiunta di due elementi nuovi, il cantante Lorenzo Campani e il chitarrista Niccolò Bossini.

Lo abbiamo raggiunto via telefono per fargli qualche domanda sulla nuova band, sui progetti futuri e su alcune sue 'manie' tutte da leggere.

Parliamo un po' di questo album e del progetto Club Destino. Prima di tutto come mai non avete deciso di continuare la vostra carriera con il nome di Clan Destino?
Tutto è nato da un episodio che ci ha fatto riflettere: i due cd pubblicati dai Clan Destino sono diventati introvabili. Letteralmente scomparsi.
Ci siamo rimasti molto male perchè secondo noi quei prodotti (che andarono benissimo come vendite) potevano ancora dire la loro nei negozi. L'amarezza che ne è scaturita ci ha dato l'impulso necessario per colmare questo gap storico.
L'altro grande evento che ci ha fatto scattare la molla di tornare a suonare assieme è stato il trionfale concerto di Campovolo accanto a Luciano Ligabue.
In quell'occasione come in altre, molti fan di Liga volevano conoscere meglio la band che suonava con lui, avevano voglia di ascoltare la nostra musica e così abbiamo deciso di rimetterci a scrivere.
La scelta di pubblicare un 'best of' in versione live è perchè secondo noi il concerto è la testimonianza fisica del rapporto che ti lega al pubblico. Proporre il nostro repertorio migliore approcciandolo con un bagaglio culturale differente, molto più consistente di allora, pieno di esperienze che abbiamo vissuto sulla nostra pelle nel corso degli anni, ci ha dato grandi soddisfazioni.
Il cambio del nome è stato dettato da esigenze di chiarezza. Non volevamo creare confusione fra la vecchia formazione e quella nuova. I Club Destino sono all'80% composti dai vecchi Clan Destino ma c'è anche una componente nuova di grande livello, composta da Lorenzo Campani, una delle voci italiane più interessanti e valide, secondo me, e il chitarrista Niccolò Bossini.

Questo album non sarà una cosa sporadica. C'è un progetto a lungo raggio dietro i Club Destino, giusto?
Certo! Questo album ha un significato molto profondo per noi, è stato realizzato con un approccio di gruppo per trarre le linee comuni che ci tengono assieme in un progetto comune. E' l'unione delle nostre affinità e delle nostre diversità.
Noi della band abbiamo culture musicali differenti, a volte molto differenti. Background diversi, esperienze differenti. Mi piace pensare al Club Destino come ad un vero e proprio laboratorio culturaleche porta avanti passione, voglia di stare assieme e voglia di tirare fuori musica e idee nuove, che ci piacciono. Questo album è metaforicamente un ponte fra quello che eravamo e quello che saremo.

Una data per un album di inediti però non me la sai ancora dire...
No, non c'è neanche l'idea di tirare fuori un cd di inediti.
Adesso il nostro piacere è nel fare musica in studio, arrangiando nuovi brani. Poi, quando avremo materiale a sufficienza, cominceremo a pensare se metterlo su un cd o no. Calcola che noi siamo degli inguaribili pignoli e ragioniamo con una mentalità all'antica. Meglio non far uscire un album, piuttosto che farne uscire uno che non ti rappresenta e soddisfa.

Ai nostri giorni non ci sono molti artisti che direbbero una frase del genere....
Beh, noi siamo fortunati perchè siamo persone che riescono a tirare avanti indipendentemente dalle sorti di Club Destino. Io per mia natura resto vicino ad un vecchio modo di fare musica e di intendere la musica. Non mi piacciono molto quelle band che pubblicano cd a profusione solo per ottenere qualche concerto in più o per vendere qualche copia in più.
Il problema forse è legato al periodo molto difficile che sta attraversando il mondo della discografia in genere.

Farete un video per la canzone 'buonanotte'?
No, non è previsto alcun video. Il pezzo sta girando in radio e va bene così.
"Buonanotte" non è proprio il brano che segnerà la nostra sonorità futura: è una canzone semplice, una ballad rock. I brani che tireremo fuori saranno differenti, più studiati, tecnici.

Mi racconti quando è venuta fuori l'idea di pubblicare un cd e un dvd insieme? Voglio dire, un prodotto così 'pesante' non è facilmente vendibile, soprattutto di questi tempi.
E' stata una lunga battaglia portata avanti con la Warner che non era molto d'accordo. In realtà noi eravamo pronti a far uscire il prodotto così anche in autoproduzione. Poi alla fine la Warner si è convinta offrendo un prodotto consistente ad un prezzo più che contenuto.
Le case discografiche non sempre hanno una visione chiara del futuro della discografia. Il cd è un supporto destinato a scomparire, non gode di buona salute. A me piace l'idea di proporre un prodotto 'pesante' nel vero senso della parola perchè solo così una persona curiosa riesce ad approfondire davvero la conoscenza del gruppo in questione.
Il nostro target, se vogliamo, sono coloro che la musica la vogliono davvero ascoltare attraverso un prodotto di qualità. I nostri referenti sono coloro che sono affezionati al vero concetto della musica che è un qualcosa da ascoltare, toccare, assaporare e non solo scaricare per mettersela sul cellulare.
Io sono a favore di quei cd che permettono attraverso il booklet o altre idee una visione più ampia dell'artista che si sta scoltando. Penso che la musica debba essere riportata ad un livello tridimensionale, come lo sono i libri. Tu hai il piacere di entrare in una libreria, di consultare un libro, di guardare la copertina che ti invoglia ad acquistarlo.
Ecco, io vorrei che il cd tornasse ad esprimere lo stesso piacere che si prova nell'acquistare un libro. C'è ancora secondo me nella gente la voglia di andare in un negozio di dischi e di spulciarsi le cose, magari affidandosi alla competenza del negoziante.

Voi siete sulla scena da molto tempo, ormai. Come è cambiata secondo te la musica italiana durante questi anni? In che stato di salute è oggi? Ci sono in giro artisti interessanti?
La musica italiana ha attraversato due grandissimi periodi. Due fasi epocali nella sua storia, con gruppi che hanno fatto la storia. La prima è dal '70 al '75. In quel periodo vennero sfornati dischi conosciuti come leggendari anche a livello internazionale, con band non inferiori come capacità e creatività ai grandi King Crimson, solo per fare un esempio.
Poi l'altro periodo d'oro furono i primi anni '90.
Da allora è successo un po' di tutto. La crisi della discografia ha portato un clamoroso stravolgimento nella musica, cercando di calcare la strada più facile e commerciale che però non ha pagato. Questa scelta ha portato band importantissime nel panorama nazionale a fallire, a cominciare dai CSI che hanno pagato per la loro storia.
Per fortuna ci sono state delle eccezioni che hanno resistito alla nuova ondata. Mi riferisco ai Marlene Kuntzm per esempio.
Vedi, ancora oggi esiste un rock italiano valido, validissimo. Solo che non riesce ad emergere e resta nell'underground perchè oggi domina la politica delle radio e della tv. Per cui se non passi in radio non sfondi. Oggi esistono molti meno sbocchi per raggiungere il grande pubblico. Il rock è insito nel nostro dna italiano quindi questo genere godrà sempre di buona salute, sta nella natura di noi italiani il fatto di essere creativi.
Spesso accade che alcuni gruppi (come i Lacuna Coil o i Giardini di Mirò) abbiano più successo all'estero che in Italia o che abbiano prima successo fuori dai nostri confini e poi da noi. E' paradossale tutto ciò, non trovi?

Vorrei chiederti un'opinione su questo nuovo trend che da un po' di tempo imperversa nella musica internazionale, quello delle reunion. Secondo te questa moda nasce per pure esigenze commericali oppure perchè la musica di oggi ha effettivamente un periodo di appannamento?
E' un fenomeno figlio dei nostri tempi. Le motivazioni sono ovviamente economiche ma c'è dell'altro. Vedi, l'altro giorno guardavo il Live Earth e mi sono imbattuto nei Limp Bizkit. Loro mi piacciono ma sono una band da studio. Li ho visti dal vivo e, insomma, hanno stonato per tutto il tempo. Si è perso molto in qualità, in capacità tecniche, purtroppo.
Un gruppo che da studio ti colpisce, poi dal vivo diventa inascoltabile e non soddisfa affatto le tue aspettative.
Poi vedi dal vivo i Genesis e la differenza la vedi, eccome. E' innegabile che quando si mettono a suonare dal vivo sanno cavarsela alla stragrande. Li sono andati a vedere a Roma ed è stato un vero concertone. E ora sono curioso di vedere i Police a Torino. Mi aspetto la stessa cosa.
Queste reunion proliferano di pari passo con la superficialità e la medicorità di esecuzione dal vivo di molti gruppi di oggi. La gente alla lunga si stufa di tutta questa sufficienza.

Nella tua carriera c'è stato anche il capitolo Souldrivers, band che hai formato assieme a Max Cottafavi. C'è un album che avete registrato ma ho letto che è tuttora inedito. Un peccato, non trovi? Come mai non lo avete mai pubblicato?
Pensa che quel cd è pronto. Tutti i pezzi sono stati registrati e mixati, con anche la copertina. Comunque non è detto che in futuro non verrà pubblicato. Lo sforzo sarebbe davvero minimo. E poi quelle canzoni sarebbero molto attuali, andrebbero benissimo anche per i nostri giorni. Il problema della mancata pubblicazione è che uno della band (non farmi fare il nome) si è opposto.

Tu hai curato la parte grafica di molti dischi di Ligabue, incluse scenografie di concerti e manifesti. Anche quella dei Club Destino è una tua idea. Sul tuo sito personale ho visto addirittura due raccolte di quadri molto interessanti di tua realizzazione, oltre ad una serie di ritratti umoristici di famosi personaggi dello spettacolo italiano e internazionale. Da dove nasce questa passione e quanto tempo hai per coltivarla?
Non sono una mosca bianca nel mondo della musica. Non sai la quantità di artisti che sono anche grandissimi pittori e disegnatori. Ho partecipato ultimamente ad un live in memoria del cantante dei Nomadi Augusto Daolio. Pochi conoscono le doti di pittore di Augusto che in realtà era un disegnatore incredibile, da fama internazionale.
Arte visiva e musica è un binomio meno raro di quanto si creda. Ci sono molti artisti importanti come Ivan Graziani, Edoardo Bennato, Jovanotti che sono anche degli ottimi pittori. Anche Lou Reed aveva una grande passione per l'arte grafica. Molti artisti hanno proprio il bisogno di rendere fisica l'idea che hanno in testa.
Io ho iniziato a disegnare da bambino. Sono cresciuto in una famiglia di musicisti e artisti quindi la musica ha permeato tutta la mia vita.
Mi ricordo che la passione per la batteria venne fuori al primo concerto che vidi in vita mia. Era un live dei Genesis. Mi folgorò alla batteria Phil Collins che, ricordiamolo, è uno dei batteristi migliori in assoluto, oltre ad essere anche un grande performer vocale.
Per quanto riguarda le arti visive, mi appassionano soprattutto le copertine. Pensa che la realizzazione della copertina dei Club Destino è venuta prima dei pezzi.

Tu hai avuto una carriera molto, molto significativa: dal concerto del 2005 di Campovolo ad una esibizione con Ian Anderson dei Jethro Tull al Teatro Magnani di Fidenza. Hai anche collaborato con David Jackson, fiatista dei Van Der Graaf Generator, hai suonato con i C.S.I. Quale è stata fra le esperienze della tua vita di musicista quella che ti è rimasta più impressa in fondo al cuore? Quella alla quale sei legato di più...
Ogni esperienza ti lascia qualcosa. Io ho cominciato con Ligabue e quello è stato la prima vera esperienza della mia vita. Avevo poco più di trent'anni e ho combattuto con l'idea di non farcela. Ho fatto la gavetta e grazie a Luciano sono salito su palchi importanti davanti a tanta gente. Mi sono fatto le ossa.
Poi c'è stata l'esperienza con i CSI che mi hanno portato verso un nuovo tipo di rapporto con le major, all'opposto di quello che avevo con Ligabue. I CSI non si piegavano mai al volore delle major, era il contrario. A loro delle dinamiche delle etichette non importava nulla. Avevano un approccio atipico. Con loro ho arricchito e cambiato il mio modo di suonare, ho cambiato approccio alla musica. Ero più libero di esprimermi. E grazie ai CSI sono cresciuto anche come uomo, ho viaggiato molto, sono finito a suonare in Jugoslavia poco tempo dopo la fine della guerra. Ho avuto la possibilità di relazionarmi con ragazzi che hanno sofferto la guerra sulla loro pelle. Ho visto un paese distrutto. Sono cose che ti fanno crescere anche come uomo.
Poi c'è stata la terza fase, quella con i Mangola Vallis che sono i miei gioielli di famiglia, quelli che tiri fuori solo ogni tanto ma che sono sempre lì, belli come non mai. Quello con i Mangola è un progetto di frontiera. Con loro ho capito quanto sia facile poter proporre la propria musica anche tramite internet. Abbiamo venduto in tutto il mondo e io sono migliorato tecnicamente conoscendo la musica progressive. Non sai quanto è bello suonare in un posto lontano da casa e vedere che la gente canta un tuo pezzo.

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